Il futuro dell’Italia passa dal fotovoltaico? IL SONDAGGIO

Oggi, venerdì 30 giugno, è una data storica per la Lessinia veronese. Ricorre oggi, infatti, l’anniversario storico di Lucense: un secolo esatto da quella firma che fu un esempio di come le persone, unite per il bene comune, possano fare la differenza, creare sviluppo, opportunità, quindi valore aggiunto per i territori. La Lucense La società…

Oggi, venerdì 30 giugno, è una data storica per la Lessinia veronese. Ricorre oggi, infatti, l’anniversario storico di Lucense: un secolo esatto da quella firma che fu un esempio di come le persone, unite per il bene comune, possano fare la differenza, creare sviluppo, opportunità, quindi valore aggiunto per i territori.

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La Lucense

La società idroelettrica La Lucense è nata proprio nel 1923 a Lugo di Valpantena, nel Comune di Grezzana, in provincia di Verona. In questo paese rurale ai piedi dei Monti Lessini, il 30 giugno di quell’anno 26 persone, rappresentanti di altrettante famiglie, si ritrovarono da un notaio, sulla spinta e sull’idea del sacerdote del paese, don Giuseppe Fontana, per certificare la costituzione di una nuova realtà imprenditoriale, pionieristica: sfruttando un salto d’acqua di circa 200 metri si poteva attivare una produzione di energia elettrica.

E oggi?

Oggi La Lucense è diventata ForGreen, e da ForGreen partirà la prima comunità energetica proprio in quel luogo storico. «Nel 1963, poi, Enel nazionalizzò le centrali. Le 26 famiglie dell’epoca, dunque, dedicarono soldi ed energie nella ricerca di nuove opportunità imprenditoriali: è qui che si inseriscono il Gruppo Tacchella, il Gruppo Veronesi e molte altre realtà di grande rilievo per il territorio. Nel 1999, con il Decreto Bersani, si è però liberalizzato il mercato dell’energia elettrica. Noi, che rappresentavamo la quarta generazione, abbiamo costituito ForGreen. Ma c’è un’altra data simbolica nella nostra storia, che ci tengo a ricordare. Nel 2011, infatti, è nata la cooperativa Energyland: la prima comunità energetica italiana, con 136 soci. Il modello di comunità energetica ha funzionato molto bene e quindi abbiamo esteso a tutta Italia questo strumento: oggi contiamo 1.500 soci che hanno deciso di mettersi insieme e autoprodursi l’energia elettrica e ottenere grandi vantaggi in bolletta». A raccontarlo è l’amministratore delegato di ForGreen Spa SB Germano Zanini.

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Il fotovoltaico in Italia: un tesoro non ancora sfruttato a pieno

Un calcolo compiuto dalla tech company Cerved ha individuato 110mila siti capaci di mettere a disposizione del sistema paese 300 chilometri quadrati di superfici, sufficienti a realizzare 30 gigawatt di nuovi impianti fotovoltaici di grandi dimensioni. L’intervento, come riporta una nota diffusa da Cerved, sarebbe in grado di attivare tra i 30 e i 36 miliardi di euro di investimenti e avrebbe allo stesso tempo un notevole impatto ambientale, portando a un risparmio di emissioni di circa 9.000 tonnellate di anidride carbonica all’anno.

«Molte aziende – commenta l’amministratore delegato di Cerved Andrea Mignanelli – potrebbero produrre energia dal fotovoltaico ma non hanno idea del loro potenziale di produzione. Le imprese energivore, per esempio, che in questo momento stanno sostenendo degli elevati costi di approvvigionamento, potrebbero avere grandi benefici dall’installazione di impianti propri. Allo stesso tempo, anche le banche vorrebbero intercettare questi casi e sostenerli in maniera mirata».

«Siamo – aggiunge – in un momento storico di forte discontinuità, in cui dati e tecnologie avranno un ruolo centrale per comprendere i rischi, ma anche le opportunità. Una delle maggiori sfide per le imprese italiane riguarda proprio la transizione energetica, che per essere implementata su vasta scala deve coinvolgere sistema produttivo, innovazione tecnologica, politica e sistema finanziario».

Lo sviluppo dell’autoconsumo diffuso rappresenta per il settore industriale, in particolare per le PMI, che possono partecipare alle comunità energetiche rinnovabili (Cer), una grande opportunità. «Si tratta di realizzare – si legge nella nota della tech company – 5 gigawatt di potenza entro il 2027: questo permetterebbe incentivi in tariffa per energia condivisa tra i 60 e i 120 euro per chilowattora (fino a 5 gigawatt per 20 anni) e incentivi in conto capitale (fondo perduto Pnrr) pari a 2,2 miliardi di euro, destinati alle Comunità energetiche rinnovabili per comuni sotto i 5 mila abitanti».

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