Baby gang, Zaia: «C’è amarezza verso questi ragazzi»
«Esprimo il mio plauso a una magistratura attenta e all’azione delle forze di polizia che cercano nel loro lavoro quotidiano verità e giustizia, ma dall’altro lato è forte il mio sentimento di amarezza verso questi ragazzi che si sono resi responsabili di fatti gravissimi, intollerabili, inconcepibili».
Con queste parole il Presidente della Regione del Veneto interviene a commento della notizia delle sedici misure cautelari emesse dal Tribunale per i minorenni di Venezia ed eseguite ieri mattina dalla Squadra Mobile di Verona nei confronti di un gruppo di giovani appartenenti a una banda ritenuta responsabile di diverse rapine, furti, ricettazioni, indebito utilizzo di carte di credito, un’estorsione, violenza privata e lesioni ai danni, soprattutto di coetanei, commessi tra settembre 2020 e novembre 2021.
«C’è amarezza nel pensare che dei giovani si rendano responsabili di fatti come quelli accaduti a Peschiera del Garda e nel vedere che finiscano incarcerati – prosegue il Presidente –. Ciò vuol dire che c’è un lavoro da fare su questi giovani, per recuperare il senso del rispetto, del bene comune e della legalità. Dall’altro lato non va scordato che c’è anche una foresta che cresce di ragazzi impegnati nel volontariato, e che rispettano le persone e le regole».
Polato: «Non basta la repressione, occorre fare prevenzione»

Anche il consigliere Daniele Polato esprime la sua opinione in merito, dai complimenti al Questore e alle forze dell’ordine, all’importanza di un piano di prevenzione e del sostegno familiare.
«Voglio complimentarmi con il Questore di Verona, Ivana Petricca, i suoi uomini e con tutte le forze di Polizia per il loro importante lavoro. Arrivare all’arresto di ben sedici ragazzi per reati contro la persona e contro il patrimonio è un notevole quanto drammatico risultato. I ragazzi appartenenti a questa baby gang, come accertato dall’attività investigativa, mostrano di non possedere nessuna remora per azioni illecite commesse, anzi se ne vantano, ostentandole anche attraverso i social network, che diventano strumento per pubblicizzare e rivendicare il loro operato».
«È un grave problema non solo di sicurezza, ma anche sociale – evidenzia infine Polato -. Non è sufficiente la repressione, ma è necessario fare prevenzione. Cominciando magari dal controllo della frequenza scolastica, fino al sostegno della famiglia, dell’ambiente sociale e dello sport. Tutte le istituzioni hanno il dovere di attivarsi nel modo più celere ed incisivo possibile per il bene dei nostri ragazzi, che sono il nostro futuro».
Leggi anche: Disagio giovanile e baby gang: la fotografia del Veronese
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