Rotta: «La transizione ecologica è un tema non più prorogabile»
Alessia Rotta, parlamentare del PD e candidata anche al Consiglio Comunale di Verona, ripercorre con noi la sua carriera politica e la grande attenzione che pone al tema della transizione ecologica.
Come si è avvicinata per la prima volta alla politica?
Sono giornalista dal 1999, ma la passione politica l’ho respirata profondamente a casa sin da quando ero piccola. Da giovane con i miei amici ho fondato un’associazione ambientalista di nome Lucignolo, ormai risalente a trent’anni fa. La storia un po’ si ripete, perché ora sono presidente della Commissione Ambiente. La passione per la politica mi è nata proprio dal giornalismo, credo non ci sia una grande differenza tra i due mestieri. Entrambi danno eco ai problemi delle persone e lavorano per dare risposte. Quando conducevo la rassegna stampa a TeleArena mi alzavo all’alba per confrontarmi su tutti i temi politici della città e da lì ho iniziato ad appassionarmi sempre di più.
È arrivata poi l’occasione di avvicinarsi al Partito Democratico, nel 2013, a Montecitorio. Com’è stata la prima volta che è entrata in aula?
Ho provato grande onere e onore, oltre a un grande senso di umiltà. Trovarmi in quelle aule grandissime, dal mio metro e 60, ha messo un certo timore ma ero certa e convinta di voler lavorare per la mia città, per Verona. Dopotutto mi sono sempre sentita amministratrice, nel senso che ho sempre cercato di dare risposte alla città, non sempre riuscendoci, lo ammetto. Quando hai una delega così importante, non puoi tradire la fiducia dei cittadini.
A Roma ha raggiunto ruoli importanti. Cosa la spinge a mettersi sempre in gioco?
Avere colto e capito che in questi anni è esploso il tema della transizione ambientale, che non è una sfida ma una strada che dobbiamo calcare. Verona ha accesso a tante risorse a cui non può dire di no. Ma non abbiamo chiesto accesso a molte di queste risorse, questo è stato ed è un problema. Come città culturale, veniamo poi superati da Mantova e da Pesaro: questo non è accettabile. Per questo ritengo che il confronto con Roma debba essere costante e presente. Ci vuole del tempo, però: per costruire relazioni bisogna saperle coltivare. Il Ministero è un luogo complicato, bisogna porre le giuste domande alle giuste istituzioni. Credo che questa mia esperienza a Montecitorio, sia fondamentale per restituire quel collegamento tra Verona e Roma che negli anni è venuto a mancare.
Ha fatto riferimento a risorse e finanziamenti, non possiamo non citare quindi il PNRR…
Lavoriamo da oltre due anni a questo. Il 40% delle risorse sono infatti destinate al green, che per noi significa avere degli impianti di economia circolare. Ci sono tante aziende che si rivolgono a noi che di buon grado vogliono trasformarsi, facendolo con le proprie risorse. Per quanto riguarda l’energia, abbiamo grandi progetti sull’eolico, per esempio, e sulle comunità energetiche. Il Superbonus 110% e il dissesto idrogeologico sono altri due grandi temi importanti che dobbiamo affrontare. Abbiamo tante domande ma anche tante risposte e risorse da poter dare ai cittadini. Le risorse ci sono, il punto è che bisogna prenderle e chiederle. Quello dei mezzi pubblici è il vero tema di cui discutere, siamo oberati di mezzi privati e l’inquinamento dell’aria è diventato un problema insostenibile a Verona. Da Roma continuano a chiedermi perché la nostra città non ha fatto domanda per il trasporto pubblico di massa, come invece hanno fatto altre città come Brescia o Padova con il loro sistema di tramvia.
Un altro tassello importante è il collettore del Garda. Il PD ha portato a casa dei bei fondi che daranno una risposta a quella zona della provincia, che richiede molta attenzione, giusto?
Sì, abbiamo iniziato a dare una risposta alla bomba ecologica che stava su questa condotta obsoleta. Abbiamo messo 110 milioni a disposizione della sponda veronese e bresciana. Non sono fondi sufficienti, servono altre risorse e ci stiamo lavorando con la ministra Gelmini e la ministra Carfagna. Cerchiamo fondi ordinari e non straordinari, anche. Va ricordato che noi dobbiamo fare di più, e meglio: non solo sostituire la condotta, ma dobbiamo distinguere le acque bianche da quelle nere, cosa che ancora non è stata fatta.
Si è occupata anche di un problema che in futuro diventerà emergenza, ovvero l’aspetto demografico. Ci farebbe una sintesi della questione?
Il nostro Paese sta vivendo un inverno demografico, è un dato oggettivo. Se non ci sono persone che nascono non ci sono persone che lavoreranno e che, lo dico brutalmente, pagheranno le pensioni degli anziani, che saranno sempre di più. L’assegno unico per me è una grande rivoluzione perché il nostro welfare è fermo agli anni ’70. Per la prima volta lo Stato riconosce al cittadino lo “sforzo” di avere e gestire un figlio e fornisce un aiuto concreto. Riconosce quindi i benefici di un figlio e la necessità per un genitore di non dover affrontare da solo i costi di mantenimento.
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