Siccità, Coldiretti Verona: «A rischio le semine e i prati»
La siccità sta perdurando da mesi, minacciando l’agricoltura locale. Il fiume Adige, secondo Anbi è ai minimi storici. Le piogge invernali sono state inferiori del 50% alla media storica (fonte: ARPAV) e in marzo non è ancora piovuto.
«La difficoltà maggiore si sta riscontrando nei campi seminati in autunno con cereali come orzo e frumento che iniziano ora la fase di accrescimento con il rischio di essere compromessa dalla siccità» sottolinea Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona, oltre che presidente del consorzio di Bonifica Veronese.

«A preoccupare è anche lo sviluppo dei prati destinati all’alimentazione degli animali perché se le condizioni di secca dovessero continuare, gli agricoltori saranno costretti a intervenire con le irrigazioni di soccorso, dove sarà possibile, a costi elevatissimi per l’aumento del prezzo del gasolio. Dall’altra parte nei prossimi giorni partiranno le lavorazioni per la semina del mais, ma con i terreni aridi e duri le operazioni potrebbero essere più che problematiche».
Anche per i frutteti, gli oliveti e le colture orticole c’è necessità di acqua ma è necessario attendere l’inizio della stagione irrigua nei diversi comprensori interessati dai Consorzi di Bonifica.
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Una situazione che conferma come la siccità sia diventata la calamità più rilevante per l’agricoltura italiana con danni stimati in media in un miliardo di euro all’anno soprattutto per le quantità e la qualità dei raccolti, secondo l’analisi Coldiretti. A peggiorare le cose è un inverno con una temperatura superiore di 0,55 gradi rispetto alla media lungo la Penisola, ma con picchi più alti di tre gradi nel nord ovest e precipitazioni scarse che hanno prosciugato fiumi e laghi.
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Per risparmiare l’acqua, aumentare la capacità di irrigazione e incrementare la disponibilità di cibo per le famiglie è stato elaborato e proposto insieme ad Anbi un progetto concreto immediatamente cantierabile nel Pnrr – sottolinea Coldiretti – un intervento strutturale reso necessario dai cambiamenti climatici caratterizzati dall’alternarsi di precipitazioni violente a lunghi periodi di assenza di acqua, lungo tutto il territorio nazionale.
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Il progetto – conclude la Coldiretti – prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presenti, progettualità già avviata e da avviarsi con procedure autorizzative non complesse, in modo da instradare velocemente il progetto e ottimizzare i risultati finali. L’idea è di “costruire” senza uso di cemento per ridurre l’impatto l’ambientale laghetti in equilibrio con i territori, che conservano l’acqua per distribuirla in modo razionale ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione.
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