Turismo, Cavara: «Anno in ripresa, ma manca il personale»
Nelle ultime settimane, ma più in generale anche negli ultimi mesi, Verona è tornata a popolarsi grazie anche a manifestazioni ed eventi, quelli fieristici in primis. Da Marmomac a Vinitaly Special Edition, gli afflussi di persone sono stati notevoli. La presenza di turisti e appassionati può avere anche un riscontro economico diretto sulla città. A parlarcene è il presidente di Federalberghi Verona, Giulio Cavara.
Le fiere e i mercatini hanno fatto ripartire in grande la stagione turistica a Verona; sta ripartendo un po’ anche l’economica delle strutture ricettive e degli alberghi?
Rispetto al tragico 2020 che c’è stato un evidente incremento di visitatori. Teniamo presente che gli alberghi di Verona sono stati chiusi nei primi sei mesi, per cui abbiamo vissuto un cosiddetto annus horribilis; quest’anno abbiamo recuperato nel secondo semestre, avendo beneficiato, della stagione lirica. Finita la stagione lirica poi abbiamo avuto un discreto settembre a livello di presenze; ma lavoriamo un po’ senza lungimiranza: le prenotazioni arrivano davvero all’ultimo minuto perché la gente oggi è molto incerta riguardo il mettersi in viaggio. Le fiere hanno sicuramente vivacizzato la parte finale dell’autunno per cui diciamo che siamo moderatamente soddisfatti per come poteva andare.
L’importante sarebbe mantenere vivo il calendario degli eventi anche dopo gennaio e dopo la chiusura dei mercatini di Natale. Si prospetta un periodo un po’ più tranquillo anche questo inciderà?
Temo di sì perché con i mercatini di dicembre la città chiuderà il 2021 in maniera decorosa. Io sono francamente preoccupato per i primi tre mesi dell’anno nuovo, con tutte le strutture aperte. Se ci fosse stata – e questa non è una critica ma una considerazione – qualche mostra di spessore avrebbe sicuramente dato una certa vivacità anche al primo trimestre.
Per quanto riguarda i ristori, sono arrivati?
Finora i ristori sono arrivati, ma in quota minima rispetto a quello che hanno ricevuto i nostri colleghi degli altri Paesi europei. Adesso si sta discutendo su come finanziare a livello di credito di imposta una ristrutturazione dell’80% delle strutture ricettive, che però viene finanziato con circa 200 milioni divisi per 33mila alberghi. Risulta una cifra irrisoria. All’interno del nostro comparto vanno fatte delle distinzioni tra mare, montagna e città d’arte. Le città d’arte sono quelle a livello statistico che hanno pagato e stanno pagando ancora oggi il prezzo più alto. Altra criticità – e sembra impossibile ma è così – è che si fa fatica anche a reperire forza lavoro in questo momento. Voglio sfatare la diceria la falsa diceria che, per quanto riguarda Verona, il personale venga sottopagato pagato o retribuito in nero.
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