Vaccini, Righetti: «Il personale sanitario sarà sufficiente?»
Sono oltre 600mila gli italiani che hanno ricevuto ad oggi il vaccino anti-Covid, con la somministrazione alle fasce prioritarie. In Veneto al momento sono state somministrate oltre 63mila dosi e in molte Regioni si sta per procedere al richiamo della seconda vaccinazione. Per parlare della fasce non inserite tra le prioritarie è intervenuto ai nostri microfoni Paolo Righetti, della segreteria CGIL Veneto.
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Nei giorni scorsi la CGIL aveva manifestato il suo disappunto per l’esclusione di alcune categorie di persone dalla prima fase di vaccinazione. In particolare, spiega Righetti: «Ci siamo raccomandati che nel piano della vaccinazione, partito bene qui in Veneto, non ci si dimentichi di quella fascia di lavoratori e lavoratrici estremamente importanti nella filiera sociosanitaria. Ci riferiamo in particolare ai lavoratori dei servizi ausiliari, delle mense, delle pulizie, sia nelle strutture ospedaliere che nelle case di riposo e il mondo più grande di chi si occupa dell’assistenza alla persona, i cosiddetti caregiver. Ci siamo raccomandati con l’Assessore regionale perché abbiamo osservato quest’esclusione anche nella fase dei tamponi. Siamo riusciti a recuperare un impegno preciso da questo punto di vista, e oggi non bisogna dimenticarsene nel piano di vaccinazione».
La risposta della Regione, afferma Righetti è stata positiva: «Ci è stato garantito che il piano di vaccinazione include anche questa fascia di lavoratori, sia nelle strutture sanitarie che nelle case di riposo, a cura delle Ulss e dei dipartimenti di prevenzione. Ci auguriamo che questo impegno venga realizzato, con qualche preoccupazione. Il personale addetto al piano di vaccinazione è numericamente lo stesso che in questi mesi è stato utilizzato per il sistema di screening e sorveglianza, con tutte le carenze di personale che abbiamo registrato e denunciato in questi mesi. Il personale sarà quindi sufficiente per l’erogazione del vaccino?».
In merito all’attuale zona arancione del Veneto, il segretario conclude: «Noi siamo un sindacato, non abbiamo le competenze mediche e scientifiche per esprimere opinioni sulla misura adeguata da adottare. Ci affidiamo alle decisioni degli organismi di competenza. Pensiamo che quella conflittualità deve essere superata e che debba prevalere uno spirito di condivisione. Continuiamo a manifestare la nostra preoccupazione per la situazione molto grave nella nostra Regione. Tantissimi sono i focolai nelle case di riposo e tutto questo ha portato al blocco totale delle attività ordinarie: un blocco che rischia di provocare un incremento ulteriore della pressione sulle strutture sanitarie. Siamo convinti che sia una priorità arrestare a ridurre questa diffusione, la zona gialla non è sufficiente e siamo dubbiosi anche sull’arancione ma non sta a noi assumere queste decisioni. Ci auguriamo che queste misure restrittive producano un effetto positivo e che il piano vaccinale diventi lo strumento di contrasto alla pandemia più importante. Chiediamo al Governo, inoltre, che vengano applicate le misure di copertura economica per le imprese e i lavoratori e le lavoratrici coinvolti necessarie».
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