I volontari contro il Covid, A.N.A. Verona: «Lavoriamo con il cuore e per gli altri»
Tra i tanti volontari impegnati sul campo, in prima linea contro l’emergenza sanitaria, a non essersi mai fermati sono stati anche gli alpini. Un aiuto che si è rivelato fin da subito prezioso nel corso della prima ondata, come anche durante questa seconda fase dell’emergenza. Anche gli alpini veronesi si sono dati da fare allestendo laboratori, ospedali da campo, tra cui ricordiamo quello di Schiavonia, nel Padovano. Non ultimo il ripristino di un ospedale a Noale, nel veneziano, su cui la Protezione Civile dell’A.N.A. Verona ha lavorato nel weekend. A confermarcelo è stato anche Filippo Carlucci, coordinatore della Protezione Civile di A.N.A. Verona.
«Durante l’emergenza praticamente noi come sezione di Verona contiamo circa 450 volontari e, chi più chi meno, siamo sempre stati impegnati tutti i giorni tranne dei brevi periodi di sosta per respirare un po’. Le criticità più grosse riguardano la parte logistica, perchè venivamo chiamati per le varie attività di prevenzione e a volte eravamo impreparati anche noi. Quindi partivamo e la sera prima si discuteva su come attivarsi» ha spiegato Carlucci.
Tanti gli interventi impegnativi che gli alpini si sono trovati ad affrontare da marzo a oggi: «Durante questi mesi gli impegni grossi sono stati il ripristino degli ospedali di Bussolengo, di Villafranca, di Isola della Scala e di Zevio. Ma anche di quello di Schiavonia e non ultimo anche quello di Noale, che abbiamo terminato domenica sera. E, in questo caso, ripristinare un ospedale che è chiuso da 12 anni non è facile, perchè l’accumulo di sporcizia negli anni è tanta e portarla via in breve tempo non è facile. Ma noi lavoriamo con il cuore, per gli altri e il nostro spirito è sempre quello: uniti andiamo avanti».
«I programmi per il futuro al momento sono vaghi, perchè aspettiamo disposizioni dal raggruppamento Triveneto. Quando il coordinatore ci attiva, sappiamo quale intervento dobbiamo fare. – ha concluso Carlucci – Probabilmente dovremo andare presso altri ospedali per ripristinarli o creare tende triage, sempre se i comuni con noi consociati non ci chiedono di iniziare a distribuire mascherine, presidiare supermercati, trasportare cibi o medicinali presso le famiglie come abbiamo fatto durante la prima ondata, nè più nè meno».
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