Bertucco: «Bisogna affrontare il radicamento provinciale»
«L’unico dato chiaramente leggibile di queste elezioni regionali è che il centrosinistra veronese, ridotto a percentuali risicate con un solo consigliere eletto su nove veronesi, deve ricominciare a lavorare per rendere competitiva una proposta alternativa allo strapotere di Zaia e del centrodestra». Con queste parole il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, Michele Bertucco, commenta i risultati delle elezioni regionali 2020.
«Negli ultimi cinque anni non siamo stati capaci di elaborarla tra i macroscopici fallimenti di Zaia, ad esempio nella riorganizzazione della sanità, che ha finito per tagliare posti letto e servizi sul territorio; sull’impoverimento della struttura economica, che vede il Veneto territorio di conquista in ogni settore da parte dei grandi gruppi; sulla mancata transizione ad un sistema di mobilità più sostenibile, malgrado l’allarme sull’inquinamento e gli sprechi della Pedemontana; sulla legalità e sulla trasparenza, malgrado vicende come il Mose».
«A Lorenzoni va un caloroso ringraziamento per aver accettato una sfida che si sapeva essere tutta in salita, con una campagna elettorale breve e anomala che ha lasciato poco spazio per far conoscere la proposta o anche soltanto il simbolo. Le circa mille e 500 preferenze acquisite dal sottoscritto nel capoluogo su circa 2.450 voti dati alla Lista “Il Veneto che Vogliamo”, rappresentano forse un riconoscimento personale per il lavoro svolto finora, ma ci dicono chiaramente che la proposta politica non è passata».
Conclude: «Più in generale, il centrosinistra veronese deve affrontare il tema del radicamento provinciale, sulla base di una proposta espansiva che non sia soltanto la contesa, spesso aspra, di una base che si va sempre più restringendo».
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