Citrobacter, Bertucco mette in discussione la sanità veneta

A seguito della notizia della morte di una bambina di 165 giorni presumibilmente per Citrobacter, è intervenuto il consigliere Michele Bertucco, che si chiede: «Siamo ancora un sanità di eccellenza oppure disponiamo di isole di eccellenza nel contesto di servizi al cittadino di qualità mediocre?».

Il consigliere di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco
Il consigliere di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco

Domenica 16 agosto è arrivata la notizia della morte della bambina di soli 165 giorni, presumibilmente a causa del Citrobacter contratto all’ospedale di Borgo Trento, emergenza, questa, che ha portato lo scorso giugno alla chiusura del reparto maternità. Il batterio, che colpisce dal 2018 l’Azienza Ospedaliera Universitaria Integrata, ha già causato altre tre vittime tra i neonati.

Su questo tema si è espresso oggi Michele Bertucco, candidato al consiglio regionale del Veneto per “Il Veneto che vogliamo”, che mette in discussione la fama della sanità veneta, che la vede spesso eletta come eccellenza.

Queste le sue parole: «Una sanità d’eccellenza non lascia una città come Verona, la più popolosa in Veneto, senza punto nascite, e non lancia l’allarme sul batterio killer dei neonati dopo due anni. La tragica vicenda del Citrobacter, di cui ancora non si vede la fine, e che probabilmente si discuterà nelle aule di tribunale prima ancora che nelle sedi deputate, non è una macchia passeggera sul sistema sanitario veneto sostanzialmente sano, ma un sintomo di profondo malessere da cui ripartire per riorganizzare il servizio nel segno della trasparenza e della vicinanza al cittadino, com’era nello spirito della legge 833 del 1978 che ha istituito le Unità locali socio-sanitarie (Ulss)».

Prosegue poi agganciandosi al tema Covid: «La lotta contro il primo picco epidemico da Coronavirus è stata vinta grazie alla riapertura di 5 ospedali nel Veneto di cui ben 3 a Verona, che la Regione aveva già condannato alla chiusura. Dopo 2 mandati, il governatore uscente ci riconsegna una sanità impoverita di posti letto pubblici, medici di base e di professionalità, molte della quali sono state esternalizzate o precarizzate».

«La domanda che sorge spontanea, – conclude Bertucco – è dunque questa: siamo ancora un sanità di eccellenza, oppure, più prosaicamente disponiamo di isole di eccellenza nel contesto di servizi al cittadino di qualità mediocre?».

Il commento di Elisa La Paglia, candidata PD alle elezioni regionali

Elisa La Paglia

La Paglia interviene dopo la morte di Alice, la neonata morta ieri pomeriggio, nella sua casa, dove veniva curata dopo le dimissioni da Borgo Trento. «Ci risulta che da fine luglio siano stati svuotati i reparti di Pediatria dell’ospedale di Borgo Trento. Cosa sta succedendo? C’entra qualcosa il Citrobacter? Perché nessuno ne ha parlato? Perché le famiglie non ne sono state informate? Quanto durerà questo disservizio? Chiediamo la massima trasparenza, il clima di omertà su questa tristissima vicenda deve finire».

«Sono due mesi che sono state avviate due commissioni d’indagine con i massimi esperti in materia e ancora non si sa nulla – attacca La Paglia -. Due anni dopo i decessi, la disabilità grave di una ventina di piccoli ricoverati, da parte dell’Azienda ospedaliera non c’è ancora la trasparenza dovuta ai genitori dei bambini e ai cittadini, come confermano le parole contenute nella lettera straziante della mamma della piccola Alice. Veniamo infatti a sapere che, da alcune settimane, sono stati svuotati i reparti di Pediatria all’ospedale di Borgo Trento dedicati ai pazienti di età da un mese a 16 anni. Questo significa che attualmente funzionano solo il Pronto soccorso pediatrico e l’Osservazione breve di Borgo Trento».

«Oltre a trovarci di fronte all’ennesimo grave disservizio, con i cittadini che vengono privati, senza neppure esserne informati, di un reparto importantissimo, ci si chiede anche il perché di questa improvvisa chiusura. C’è il sospetto di Citrobacter in pediatria? Se così non è, quali sono i motivi? E quanto durerà questa chiusura? Le famiglie hanno il diritto di sapere. Non può esserci omertà su eventuali rischi clinici, non possono esserci più vittime della disinformazione e della noncuranza. Inoltre ci domandiamo come viene ora impiegato il personale di Pediatria e se gli verrà chiesto di andare a sostenere i servizi del territorio. Infine, auspichiamo che non si verifichi mai più l’accanimento terapeutico nei confronti di bambini che stanno vivendo gli ultimi giorni di vita, com’è accaduto ad Alice».