Cosa comporta organizzare una fiera? Quali sono gli aspetti da considerare per fare in modo che funzioni e che soddisfi, da ambo le parti, espositori e visitatori? Come favorire un impatto quanto più positivo sul territorio? Queste sono solo alcune delle domande a cui ha risposto Flavio Innocenzi, direttore commerciale di VeronaFiere, il 23 novembre scorso durante una lezione sulla comunicazione aziendale negli spazi del 311.

Focus dell’incontro l’attesissimo Vinitaly 2020, in programma dal 19 al 22 aprile, spunto da cui il direttore è partito per approfondire il valore che una manifestazione fieristica di quel calibro assume per Verona a livello economico: il fatturato dell’evento può, infatti, significare per il territorio nel suo complesso un introito dalle sette alle dieci volte superiore, tenendo conto delle entrate che porta con sé relative ad alberghi, taxi, ristorazione. Altro punto da sottolineare i motivi che sottostanno all’organizzazione di una fiera, e che si traducono in tre voci chiave: conoscere nuovi clienti, posizionarsi e fare innovazione. Un sistema complesso, quello di VeronaFiere, dove tutto è organizzato e programmato nel dettaglio per guardare nel modo più chiaro ed efficace possibile a un obiettivo, promuovere la cultura del vino.

È un Vinitaly 4.0 quello che ci attende il prossimo anno, un evento in cui digitalità, internazionalità e promozione della cultura del vino (“cultura” da intendersi a trecentosessantagradi, con il coinvolgimento di arte e design per un’esperienza sensoriale capace di soddisfare proprio tutti) si sorreggono a vicenda.

Tra le molte novità di Vinitaly, anche l’apertura verso la Cina: dopo Wine South America nel 2018, grazie alla collaborazione con il partner cinese Paco Communications di Shenzhen, VeronaFiere è pronta a sbarcare nel continente asiatico con Wine to Asia. Sarà una fiera internazionale, sempre in programma nel 2020, e farà incontrare le aziende produttrici italiane e le molte altre realtà mondiali con operatori professionali provenienti da tutta l’Asia.

«Il trend ci mostra che nel 2030 – ha spiegato il direttore Innocenzi – ci sarà una crescita esponenziale che riguarda le popolazioni africane e asiatiche, mentre gli europei vedono una diminuzione significativa, che si attesterà sui 630 milioni. Per questo motivo bisogna operare, in senso distintivo, per mantenere una coscienza culturale su cui investire economicamente, e promuovere la cultura del vino può essere utile in questo senso».

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