Villa dei Mosaici di Negrar, a settembre nuovi scavi

A Negrar di Valpolicella si passerà dalla proprietà Benedetti a quella Franchini per ulteriori 1500 metri quadrati di scavo. Intanto è già riaffiorato un patrimonio di inestimabile valore.

Aggiornamento importante, relativo alla cosiddetta Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, quello che è stato comunicato questa mattina in una conferenza stampa che si è tenuta presso l’elegante tenuta di Villa Mosconi Bertani.

Alla presenza del sindaco Roberto Grison, del soprintendente di Verona Vincenzo Tinè, del presidente dell’Accademia di Belle Arti di Verona Marco Giaracuni, del funzionario archeologico Gianni de Zuccato, della professoressa di Archeologia classica dell’Università di Verona Patrizia Basso e dell’architetto del Politecncio di Milano, Polo di Mantova, Claudia Tinazzi in sostituzione del pro rettore Federico Bucci, è stato annunciato, a partire dal prossimo settembre, l’avvio dei nuovi scavi nella proprietà Franchini.

Il 24 marzo scorso, sempre a Negrar, intervenne in video collegamento anche il Ministro Dario Franceschini che affermò di essere colpito e stupefatto dalla bellezza dei ritrovamenti.

Fondamentale la partnership pubblico-privato

Fondamentale per la realizzazione delle ricerche in questo settore è stata la Direzione Tecnica del dott. Alberto Manicardi della SAP – Società Archeologica e il contributo, non soltanto finanziario, ottenuto grazie all’accordo di partenariato pubblico-privato con la proprietà dell’area, l’Azienda Agricola Benedetti Adriano “La Villa” di Benedetti Matteo e Simone, la cui disponibilità e collaborazione sono state straordinarie. Un accordo analogo formalizzato con la Società Agricola Franchini permette la ripresa, dal 1 settembre, delle ricerche archeologiche nel settore nord-ovest, dove le indagini condotte in precedenza hanno permesso di identificare la presenza di altre strutture, forse relative al settore produttivo, la pars fructuaria, e all’ingresso della villa, da identificare con l’ambiente pavimentato a mosaico scoperto casualmente nel 1975. 

Il completamento degli scavi stratigrafici estensivi entro il corrente anno 2021 e i primi interventi conservativi rivestono carattere di priorità per la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza

Mentre si auspica il coinvolgimento di altre realtà produttive della zona,un grazie è stato dato anche alle aziende che hanno collaborato, a titolo gratuito, al buon esito delle ricerche:  l’Azienda Agricola Buglioni per la fornitura dei cassoni impiegati a supporto della sezione est, messi in opera dalla Nuova Tecnoscavi Negrar e l’Azienda Agricola Massaro Norma, che ha messo a disposizione spazi per la logistica e il parcheggio. 

L’idea del progetto di copertura

La musealizzazione dell’area, con la realizzazione di un progetto di copertura ecocompatibile integrata nel contesto paesaggistico e di un percorso museale e didattico dotato delle più moderne tecnologie di comunicazione immersiva, appare la modalità migliore per garantire la conservazione e la pubblica fruizione delle strutture archeologiche messe in luce in estensione, ai sensi dell’art. 102 del D.Lgs. n. 42/2004, e costituisce il compimento di questo percorso di ricerca e di tutela integrale del sito, restituendo alla collettività nazionale e internazionale, già fortemente attenzionata dalla vasta eco mediatica di questa riscoperta, un nuovo luogo della cultura straordinariamente evocativo del paesaggio antico e perfettamente ambientato nell’attuale paesaggio agrario vitivinicolo della Valpolicella.

Gli scavi del 2021

Gli scavi stratigrafici in estensione condotti dalla primavera 2021 hanno consentito la messa in luce totale dei settori meridionale e orientale dell’insediamento, confermando che la villa è una ricca ed elegante dimora “a peristilio” di notevoli dimensioni, estesa per circa 3000 mq, organizzata attorno ad un vasto spazio centrale, un cortile o giardino interno di circa 400 mq delimitato da un portico colonnato, con caratteristiche architettoniche e decorative paragonabili agli esempi di maggior livello delle coeve residenze dell’aristocrazia romana. Oltre ad alcuni nuovi ambienti del settore sud, non individuati dalla Campanile, è stato portato alla luce l’intero lato meridionale del peristilio, con una nuova porzione di mosaico; particolarmente rilevante è stata la scoperta del settore orientale della villa, con il peristilio che conserva una parte del pavimento musivo, tre basi di colonna in pietra ancora in situ collegate da un cordolo di lastre e una porzione dell’intonaco affrescato del soffitto.

Una scalinata conduce al settore nord, posto su un terrazzamento sopraelevato e alle terme, caratterizzate da vari ambienti, tra i quali un ambiente originariamente pavimentato con lastre di pietra di Prun e probabilmente destinato a spogliatoio, l’apodyterium, che dava accesso a un’ampia latrina e a una grande sala mosaicata, collegata a una vasca rivestita con lastre in pietra (frigidarium) e a un ambiente riscaldato con una nicchia rivestita di marmi colorati (calidarium). Allo stato attuale delle conoscenze è stato riscontrato come gran parte delle strutture sia stata edificata probabilmente dopo gli inizi del IV secolo; è tuttora oggetto di di approfondimenti e di studio la sequenza stratigrafica relativa sia a precedenti strutturazioni dell’insediamento, di cui sono emerse prove evidenti, come pure alle fasi di abbandono, spoliazione e frequentazione tardonatica-altomedievale, con un parziale riutilizzo degli ambienti, la realizzazione di focolari e di strutture sostenute da pali di legno.

Attribuibile a questa fase è anche la presenza di alcune sepolture di inumati, già rilevata da Tina Campanile; in età medievale l’area, ormai interrata, viene destinata a uso agricolo con terrazzamenti sostenuti da muretti a secco realizzati con materiali di spolio della villa. Sono state intraprese specifiche indagini geologiche, paleoambientali e fisico-chimiche, in collaborazione con l’Università di Verona, e sono stati realizzati alcuni interventi conservativi dall’Accademia di Belle Arti di Verona. In collaborazione con la sede di Mantova del Politecnico di Milano è stato avviato lo studio preliminare per la progettazione delle strutture museografiche e del parco archeologico. 

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