Tocatì, l’azzardo non è un gioco
Ha preso il via oggi il Tocatì, il Festival Internazionale dei Giochi di Strada. Tra gli eventi in programma anche una conferenza nell’aula magna del Polo Zanotto dedicata agli studenti delle scuole superiori. Al centro il tema del gioco declinato nell’azzardo e nella dipendenza.
Ad affrontare il tema delicato sono intervenuti Cristiano Chiamulera, docente farmacologo, Maurizio Fiasco, presidente di Alea (associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio). Con loro anche Gianfranco Preverino, prestigiatore professionista.
«Quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito in elenco una nuova malattia – racconta Chiamulera -. Si tratta del disturbo da gioco, dove specificatamente si fa riferimento al gioco online e ai videogiochi. Quando infatti il gioco inizia ad implicare troppo tempo, abbiamo tutte le caratteristiche per parlare di dipendenza».
Dipendenza che porta dei problemi, compreso quello di poter potenzialmente perdere dei soldi. Qui, la similitudine tra i giochi online e l’azzardo. Fenomeno, quest’ultimo, che si mostra sempre più legato al benessere territoriale, alla propria cultura e alle prospettive personali.
«C’è una correlazione – spiega Maurizio Fiasco – tra le zone esposte ad un consumo eccessivo di gioco d’azzardo e lo stato di crisi che perdura da anni. Tracciando una diagnosi del Veneto, direi che sono più esposte le province che hanno subito una de-industrializzazione. Lì infatti l’offerta compensatoria del gioco d’azzardo si è associata ad una crisi culturale e d’identità».
«Il gioco d’azzardo nasconde delle trappole – racconta Preverino – dalle truffe del baro, alle case da gioco che fanno in modo che il banco vinca sempre. O ancora le probabilità matematiche, su cui la gente è poco informata. Per non parlare di quanto i giocatori siano indotti a giocare. E spesso gli stessi giocatori sanno di potersi rovinare, ma giocano lo stesso pensando di poter smettere quando vogliono o di non avere altra via. Io cerco di intervenire sull’amor proprio, sperando che, una volta svelati i trucchi, le persone vogliano evitare le figure da “fessi” e non giocare più».
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