Studio Impresa, Castagnetti: «le aziende devono prepararsi a qualsiasi tipo di scenario»
«Studio Impresa nasce nel 1999 da un gruppo di commercialisti – spiega Luca Castagnetti – e da allora si è sviluppato nella provincia Veronese, ma anche in tutta Italia, fornendo e contribuendo con dei servizi professionali integrati. Abbiamo attività legate alla parte fiscale, all’attività legale, alla consulenza del lavoro, consulenza finanziaria, quindi servizi professionali integrati, per contribuire allo sviluppo delle nostre organizzazioni e all’organizzazione dei nostri clienti».
«La pandemia è stata uno tsunami per tutti, anche noi siamo stati fortemente coinvolti, ma a differenza di molte attività che si sono viste forzate a essere inattive, a causa del blocco, le nostre attività erano tra i codici Ateco che potevano proseguire. Siamo stati travolti dalle richieste dei clienti, che volevano capire cosa stava accadendo ed essere continuamente aggiornati sui decreti che il governo continuava ad emanare. Abbiamo cercato di assistere i clienti facendo chiarezza, innanzitutto su cosa si poteva fare e cosa non si poteva fare: direi che è stata un’attività di pronto soccorso. Poco tempo dopo, però, ci si è resi conto che l’emergenza da Covid-19 sarebbe durata sicuramente qualche mese, e che al pronto soccorso sarebbe seguita una lunga degenza. Di conseguenza abbiamo pensato che il primo servizio che avremmo dovuto dare alle aziende, per poter garantire una veloce ripresa, fosse quello di garantire la liquidità, assistendole nella negoziazione di nuova liquidità con il mondo bancario. La terza attività che abbiamo messo in campo è stata quella di pianificare, o meglio, immaginare, i flussi di cassa dei prossimi sei mesi, un conto economico previsto da questo periodo fino a fine anno e un’ipotesi di conto economico di ripresa sul 2020-2021. Se un’azienda non identifica le condizioni della sua stabilità, della sua continuità, difficilmente può diventare credibile per chiedere un ponte finanziario utile a superare i prossimi mesi».
«La città di Verona sarà fortemente penalizzata da questa crisi, perché è una città in cui il mondo del turismo rappresenta un elemento portante dell’economia, insieme al mondo degli eventi, soprattutto di tipo fieristico, e in cui esiste una particolare area di produzione agroalimentare, mi riferisco a quella vitivinicola, tradizionalmente collegata a momenti di convivialità, di svago, di uscite al ristorante e di feste. Ci sarà pertanto tutta la filiera del turismo e l’annessa catena della filiera vitivinicola che risulteranno particolarmente colpite nel 2020, e nel 2021 soggette a una lenta ripresa. Le aziende devono delineare diversi scenari: alcuni più ottimistici, altri realistici e altri pessimistici, per potersi preparare a correre se il mercato riprende e a parare i colpi di una lunga crisi laddove il mercato riprendesse molto lentamente».
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