Strage del bus ungherese, i parenti: «Schiaffo dall’Italia»
«Deludente». Così definisce la mattinata in tribunale Endrei, lo zio di una delle ragazze rimaste uccise insieme agli altri 15 compagni e ad uno dei due autisti, nel rogo dell’autobus sul quale viaggiavano il 20 gennaio del 2017 all’altezza di Verona Est. Per lui come per gli altri familiari è stata una giornata di dolore, accentuata dalla richiesta, da parte dell’avvocato dell’assicurazione, di estromissione dal procedimento di alcuni parenti che avevano già accettato l’esiguo indennizzo di 3.600 euro, dopo aver perso nell’incidente due figli.
Quello che non va giù ai parenti delle 17 persone morte nello schianto dell’autobus è anche l’attesa, si tornerà in tribunale il 24 gennaio, 4 giorni dopo l’anniversario della tragedia. A farsi portavoce delle loro istanze c’è l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della strada Onlus che oggi, in aula e qualche ora dopo anche alla stampa ha presentato la consulenza tecnica di parte che ricostruisce le varie fasi e responsabilità del disastro del 20 gennaio. Nella perizia commissionata ad un tecnico dall’Associazione stessa si legge la pesante responsabilità di Autostrade per quel pilone causa della tragedia e la certezza che al volante ci fosse Janos Varga e non l’altro autista rimasto ucciso nel rogo.
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