San Patrignano, l’esperienza di Luigi Bertacco

Luigi Bertacco è intervenuto stamattina su Radio Adige Tv per raccontarci come la "piaga" dell'eroina sia scoppiata anche a Verona negli anni '70 e di come la sua esperienza all'interno della Comunità di San Patrignano lo abbia aiutato a ricominciare a vivere.

Nel 1978 a Coriano, in provincia di Rimini, Vincenzo Muccioli fonda San Patrignano, una comunità di recupero per tossicodipendenti autonoma. Un luogo nato per “curare” quella che negli anni Ottanta è stata una vera e propria “epidemia” di eroina e dove migliaia di veronesi hanno trovato rifugio e aiuto.

A raccontare la genesi della comunità romagnola, il 30 dicembre scorso, è stato un documentario distribuito da Netflix dal titolo “Sanpa. Luci e tenebre di San Patrignano” che, a distanza di più di trent’anni, ha ricominciato a far discutere l’opinione pubblica sui metodi utilizzati all’epoca dalla comunità per riabilitare i tossicodipendenti. Ha contrariato però diversi ospiti, tra cui anche alcuni veronesi. Ne abbiamo parlato con Luigi Bertacco, ex ospite della comunità.

«Sono stato ospite di San Patrignano nel 1986 perché era l’unica soluzione per rimettere in piedi la mia vita. Un’esperienza durissima ma allo stesso tempo molto bella, che mi ha dato gli strumenti per poter riaggiustare i pezzi della mia esistenza che si erano disintegrati» afferma. «Grazie all’aiuto di queste persone sono riuscito a superare questo momento, mettendomelo alle spalle e dimenticando una brutta esperienza».

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Qualche giorno fa la sua diretta su Zoom per raccontare la sua esperienza in comunità e smentire ciò che era stato detto nel documentario. «In quegli anni si faceva ancora fatica a capire come affrontare quelle problematiche, San Patrignano era quindi un luogo dove le soluzioni si trovavano, sia per ragazzi che per persone adulte, con alle spalle storie e problemi enormi. Quella comunità era davvero l’unica opportunità che si aveva per uscire da quel tunnel» prosegue. «E’ vero c’è stato un morto, perché è vero c’erano situazioni davvero disperate, ma bisognerebbe anche mettere in luce tutto quello che invece è stato positivo, tutti coloro che hanno ritrovato la strada».

«Mi ricordo quando sono entrato a San Patrignano, Muccioli mi disse che si ero contento in quel momento ma che di lì a qualche giorno potevo anche pentirmi della mia scelta. Che avrei chiesto di andarmene ma che lui avrebbe fatto di tutto per trattenermi perché altrimenti mi avrebbe preso in giro» continua. «Dopo che sono uscito ho lavorato 15 anni a Verona e ho potuto anche dirigere la comunità satellite di San Patrignano a Pergine. Un’esperienza bellissima».

«Ho ancora tutti i contatti con chi ho conosciuto in quegli anni, perché con loro ho condiviso momenti difficilissimi della mia vita ma con loro sono anche riuscito a superarli» conclude. «Lo stato in quegli anni non c’era, non aveva risposte e quello che si provava a fare per rimediare spesso era peggio del problema. Quando sono uscito poi ho ricominciato con la mia vita, ma i rapporti umani che ho creato in quell’esperienza sono rimasti».