Marco, le paure, la rivincita

Ognuno di noi teme qualcosa. Molto spesso tendiamo a nascondere ciò che ci fa paura, a tenerlo segreto, perché ci sembra che dandogli meno spazio possa depotenziarsi, oppure perché preferiamo evitare di far preoccupare le persone a cui teniamo e che ci sono vicine. Marco Fattorelli, autore del libro "Fanculo la paura", ci ha raccontato come è riuscito a incanalare le sue paure e a disfarsene, lanciando anche un messaggio speciale ai lettori.

Prima di iniziare a riflettere sui temi che vuoi veicolare con il tuo libro, parliamo di Marco. Chi è Marco Fattorelli?

«Innanzitutto vi voglio ringraziare per l’invito e per avermi dato l’opportunità di presentarmi. Mi chiamo Marco Fattorelli e sono una persona normalissima: sono un padre, sono un figlio, ma soprattutto sono una persona che ogni giorno cerca di imparare dai suoi sbagli; tutti noi commettiamo degli errori, l’importante è accorgersene e trarne un insegnamento. L’idea del libro è il frutto di un’esperienza di vita vera: circa tredici anni fa ho creato un po’ di problemi a me stesso e alla mia famiglia, a cui ancora oggi voglio davvero chiedere perdono. A marzo, appena scoppiata la pandemia, ci siamo visti costretti a restare chiusi in casa. Così ho deciso di prendermi del tempo e di mettere per iscritto tutti i miei dubbi, le mie paure; il lockdown è stata un’occasione per trovare il tempo e realizzare quella che fino ad allora era stata solo un’idea».

«L’intento non era, e non è, quello di raccontare la mia biografia: ho voluto mettere su carta i miei più grandi timori e le loro soluzioni, in modo che i lettori possano trarne spunto. Con il libro voglio suggerire alcune vie per uscire dai problemi che ci attanagliano ogni giorno, facendo capire a chi legge che accumulare molte scelte sbagliate, anche se sembrano piccole prese singolarmente, possono condurre verso un buco nero, enorme. Avere la possibilità di aiutare qualcuno, anche solo dando uno spunto, per me è molto importante».

Quali sono gli aspetti, le tematiche, che vuoi mettere più in evidenza?

«Eh, bella domanda. Non c’è un tema che prevale sugli altri, è più un obiettivo: proporre delle soluzioni, appunto. Dietro a ogni grande, o piccolo, indovinello che ci si pone davanti, c’è sempre una via, basta avere il coraggio di prenderla e di chiedere il supporto delle persone giuste per uscirne, più forti di prima. Ho un motto: “Uccidi il mostro finché è piccolo. Fate in modo che le vostre paure non crescano”. In questo libro scrivo proprio questo: “trovate il coraggio, la capacità, di gestire le paure”».

Come sei riuscito a gestire le paure?

«Non le gestisco ancora. Non è facile, ma quando arrivano le individuo, le razionalizzo e cerco sempre di osservarle dall’esterno, di giudicarle come se fossi un secondo, un terzo Marco, qualcuno al di fuori che la vive senza tener conto della situazione e delle emozioni di quel momento. Anche se affrontando la paura si possono scatenare altre difficoltà, bisogna comprende che queste saranno sempre più piccole rispetto alla paura stessa».

Per concludere l’intervista, un’ultima domanda: qual è il messaggio, la riflessione, che vuoi dedicare ai lettori?

«Il messaggio mi viene facile: “Fanculo la paura”. Vivete la vostra vita al meglio, assaporandone ogni attimo più caro. Questo è l’augurio per ognuno di voi».