Mangolini: «Per ripartire il 27 marzo servono regole precise»
Uno dei settori maggiormente colpiti dagli effetti dell’emergenza sanitaria è sicuramente quello degli spettacoli, che, negli scorsi mesi, si è infatti congelato con poche eccezioni durante l’estate. È di qualche giorno fa la protesta dei lavoratori del comparto in piazza Bra, per chiedere maggiore ascolto e soluzioni al Governo.
A delinearci un quadro della situazione è Carlo Mangolini, direttore degli spettacoli del Comune di Verona, intervenuto questa mattina su Radio Adige TV.
«È una situazione davvero drammatica, la mancanza di regole precise e di prospettive ci ha costretti a stare fermi, anche se il mondo dello spettacolo si è inventato nuove forme, come quelle dello streaming, tuttavia fare spettacolo è un’altra cosa, perché non permettono la relazione diretta con il pubblico e la possibilità di svolgere appieno il proprio lavoro. Inoltre bisogna sottolineare che nei mesi di riapertura, ovvero tra giugno e ottobre 2020, con le misure adeguate, il numero dei contagi è praticamente nullo. I teatri sono luoghi sicuri, naturalmente per essere riattivati sono necessarie regole precise; penso per esempio alla capienza, che se è troppo limitata, con un distanziamento eccessivo rispetto ad altri luoghi, non consente alle attività di ripartire davvero. Siamo al 2 di marzo, se non ci vengono date delle linee guida specifiche per questa ipotetica riapertura del 27 marzo di cui si parla siamo con le mani legate, perché ci sono i tempi di programmazione e una serie di protocolli da rispettare».
«Se c’è una nota positiva in questa situazione complicata è sicuramente la rete sinergica che si è creata tra i lavoratori dello spettacolo: hanno fatto sistema tra di loro, cercando di rafforzare e condividere idee, progetti, come quella tra il Teatro Camploy e il centro culturale svizzero Lac di Lugano».
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