Tutti insieme per una città più sostenibile e rispondere alla domanda “Come sta Verona?“. Si è tenuto nel pomeriggio di oggi nella sede dell’Ordine degli Ingegneri di Verona la terza edizione di “Salute e benessere”, tavola tematica organizzata dall’Associazione Verona Network. Presenti anche i presidenti di Amt Francesco Barini, di Amia Bruno Tacchella e di Acque Veronesi Roberto Mantovanelli.

Ad aprire i lavori i saluti del Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, Andrea Falsirollo, a cui hanno fatto seguito i contributi video del gruppo delle mamme no PFAS e del comitato A.S.M.A di Verona che hanno portato l’attenzione su problemi relativi all’inquinamento delle falde acquifere e dell’eccessiva cementificazione in città.

A dibattere, partendo da questi spunti, il primo gruppo di relatori del convegno: Linda Chioffi (Direttore Dipartimento Prevenzione ULSS 9 Scaligera), Nicola dell’Acqua (Direttore Area Tutela e Sviluppo del territorio) e Chiara Martinelli (Presidente Legambiente Verona).

«Sulla questione P-Fas stiamo cambiando buona parte della rete idrica del Veneto ma servirà almeno un altro anno di lavoro prima di concludere la sostituzione delle fonti di approvvigionamento di Almisano e l’allacciamento dei nuovi pozzi. – ha detto dell’Acqua – Al momento non abbiamo idea di come risanare la falda del vicentino, sia per questioni di estensione che per quantità di sostanze inquinanti all’interno. La prevenzione è pianificazione urbanistica e da li deve partire il ragionamento affinché il futuro del Veneto sia sempre più sostenibile». 

«Nello studio sull’Ecosistema urbano che abbiamo presentato da poco insieme al Sole24Ore, Verona si rivela essere ferma ai livelli dell’anno scorso, al di sotto della media delle città italiane. – ha spiegato Chiara Martinelli – In particolare grandi problematiche si rilevano circa la qualità dell’aria, con un aumento della quantità di automobili ogni 100 abitanti. Dal trasporto pubblico locale deve partire una pianificazione sostenibile della città, aprendo una discussione partecipa anche con i comitati e abbandonando gli interventi puntuali. Stando al verde pubblico, molto male sul verde totale per metri quadri per abitante».

Ad aprire la seconda parte del convengo i contributi video da parte di FIAB Verona e del comitato spontaneo dei cittadini no filobus, che hanno fatto emergere diverse problematiche circa la viabilità veronese e l’impatto ambientale di questi nuovi interventi. Chiamati a rispondere, questa volta, Francesco Barini, Presidente AMT Verona, Roberto Mantovanelli, Presidente Acque Veronesi, e Bruno Tacchella, Presidente AMIA.

«Innegabile che attualmente il trasporto pubblico di Verona abbia dei problemi: frequenti ritardi, mezzi poco utilizzati, confusione. – ha spiegato Francesco Barini – Non pretendiamo che il filobus sia la soluzione ai problemi, anche perché molti quartieri rimarranno esclusi da questo progetto. Ma può essere un punto di partenza per dare ai cittadini un trasporto pubblico rapido e puntuale, utile per far cambiare mentalità a chi ancora preferisce l’utilizzo di mezzi privati. Per quanto riguarda il verde pubblico, Filovia sarà occasione per avere più verde che sarà piantato a ridosso delle nuove infrastrutture: per ognuna delle 251 essenze arboree incontrate dal filobus, e quindi rimosse, ne sarà ripiantata una nuova». 

«Su indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, e soprattutto dopo il caso PFAS, ci siamo spostati su attività di prevenzione, in collaborazione con l’Ulss. – ha affermato Roberto Mantovanelli – Realizziamo infatti piani di sicurezza dell’acqua, monitoraggi continui con una serie di attività che sono volte ad identificare le potenziali sostanze dannose e ad oggi ignote. Ovviamente le Analisi sono relazionate con le attività della zona, per cercare le sostanze che potrebbero manifestarsi con più alta frequenza. Il piano di Verona, tra i primi in Italia, sarà completato entro il 2020. Dal 2007, Acque Veronesi ha investito 16,5 milioni euro all’anno; nel prossimo piano di investimenti che va dal 2020 al 2023, stimiamo di investire 42 milioni, numero decisamente superiore media nazionale». 

 «La cura del verde pubblico è un settore molto efficiente, più di quanto si possa percepire. Quest’anno come Amia abbiamo già piantato 300 piante e da gennaio ripartiremo con un piano di piantumazione di altri 300 alberi. – ha detto Bruno Tacchella – Dobbiamo inoltre migliorare a 360° il settore della raccolta differenziata: serve limitare gli sprechi, un’attenta gestione dei rifiuti pericolosi, investimenti in direzione plastic free e il posizionamento di nuovi cassonetti intelligenti. Inoltre, è fondamentale portare il tema della sostenibilità e dell’attenzione all’ambiente anche nelle scuole: da lì deve partire la sfida per una cultura sempre più green». 

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