Footgolf, Marcolini: «Ho ritrovato tanti amici sul campo»

Il footgolf è una disciplina nata in Olanda e in Argentina nel 2009 e arrivata in Italia nel 2014 che coniuga due sport molto popolari: il golf e il calcio. A parlarci di questo curioso sport è Michele Marcolini, tesserato del footgolf Legnago ed ex giocatore e allenatore del Chievo Verona.

Il mercoledì è il giorno che Radio Adige dedica allo sport e oggi parleremo di uno sport molto particolare, ancora abbastanza sconosciuto ai più che coniuga due sport invece molto popolari: il calcio e il golf. Parliamo infatti di footgolf, una disciplina nata in Olanda e in Argentina nel 2009 e arrivata in Italia nel 2014. Le regole derivano da quelle del golf con una variazione sugli strumenti utilizzati: mandare in buca il pallone con il minor numero di calci possibile. A Verona sono molte le realtà che coinvolgono questo curioso sport e tanti i calciatori sportivi che sono entrati a pieno titolo in questo sport. Tra di loro c’è Michele Marcolini, tesserato del footgolf Legnago ed ex giocatore e allenatore del Chievo Verona.

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In merito alla scoperta di questa disciplina: «L’ho scoperta da poco. Chiaramente quando ho iniziato ad allenare ogni tanto avevo un po’ più di tempo libero: quindi gli amici mi hanno fatto provare questa nuova attività che mi è subito piaciuta. Coniuga il golf, uno sport che ho praticato e mi piace moltissimo, con il calcio, che è stata la mia vita e mi viene facile fare. Ecco che mi trovo a unire due cose che mi piacciono molto».

Tanti i calciatori che si sono trasferiti sui campi da golf: «Sergio Pellissier è un altro tesserato footgolf Verona. Ma sono tanti i calciatori che praticano questa disciplina. Ho ritrovato Tamburini, che ha fatto tanta serie B, il presidente di una delle due leghe del footgolf è Diego Fuser. Uno dei primi a praticarlo è stato Dino Baggio. Si tratta di una disciplina che ti prende, perché non richiede grande pratica e allenamenti, è più semplice e ti permette di divertirti in tranquillità».

Marcolini evidenzia però anche le difficoltà dello sport: «Succede che noi ex giocatori arriviamo con l’idea che sia tutto facile, ma la buca è piccola e quindi non basta calciare forte, bisogna avere l’intelligenza e la strategia per fare il tiro giusto e fare l’approccio alla bucia o il pat migliore nella buca. È più facile fare un passaggio a un compagno che centrare la buca».

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In merito alle restrizioni causate dall’emergenza sanitaria: «Essendo uno sport individuale e all’aperto, è possibile praticarlo liberamente. Mantenere le distanze è possibile, questo è un vantaggio. Purtroppo in questo periodo manca il ritrovarsi tutti insieme e fare le gare, ma più semplicemente manca lo stare insieme tra amici per passare una giornata diversa. In merito ai prossimi appuntamenti, dipende dall’evoluzione del virus, speriamo che la situazione si sblocchi, principalmente per la società e le persone che gravitano attorno. Quando tutto sarà più libero penseremo a ritornare alle gare, per ora accontentiamoci di prendere un po’ di aria fresca, date le circostanze».