Exor International, Pace: «Tecnologia e industria 4.0 sono le risposte al Covid»

In vista della 10ª edizione del Premio Verona Network, dedicato alle persone e alle aziende che fanno grande Verona, l'intervista a Giuseppe Pace, amministratore delegato di Exor International, candidato nella categoria Impresa.

«Exor International è nata negli anni 70 da un’idea del fondatore che per passione ha creato dei prodotti per l’automazione industriale di quel periodo, la terza rivoluzione industriale, quindi c’era bisogno di creare un sistema che potesse in qualche modo automatizzare le linee di produzione e tipicamente questo si faceva in nelle località del nostro territorio, tra Verona, Vicenza, Padova, Brescia. Negli anni Novanta c’è stata la grande occasione di incontrare Siemens Italia e la possibilità aggiungere a questo sistema un display: da lì è nata la prima interfaccia operatore, che poi è servita l’azienda per poterla esportare nel mondo come prodotto da catalogo».

«Da questo primo passo è derivata l’internazionalizzazione dell’azienda negli anni 90, cui è conseguita una serie di collaborazioni a livello mondiale con aziende di rilievo, clienti che hanno contribuito a far crescere il prodotto. Il 2009 è stato un momento di crisi che ha impattato sull’azienda dal punto di vista del fatturato ma anche, e soprattutto, per la scomparsa del fondatore».

«Questo avvenimento ha determinato la necessità di reagire impostando una strategia diversa, più manageriale rispetto alla gestione precedente. Così abbiamo creato una serie di prodotti e di attività che ci hanno portato a costituire la famosa industria 4.0, di cui si parla molto in questo periodo. Giusto per dare un’idea del fatturato, da circa 10 milioni di euro nel 2009, abbiamo chiuso il 2019 con 42 milioni».

«Essendo inseriti in un contesto internazionale, abbiamo capito sin da subito che il problema del Coronavirus non avrebbe riguardato solo la Cina. La nostra azienda ha subito reagito con misure di contenimento e distanziamento sociale. Abbiamo adottato misure di smartworking con le figure che già erano abituate a lavorare in questa modalità, il fatto di operare in un settore che si occupa di hardware e software ci ha agevolato moltissimo. Per lavorare al meglio, abbiamo inoltre anticipato tre mesi di acquisti dai nostri fornitori, in modo tale da evitare eventuali problemi di insufficienza del materiale».

«Appartenendo a uno dei comparti strategici per il Paese, abbiamo continuato a lavorare per rifornire il settore medico, water treatment, alimentare e così via. Per quanto riguarda la riorganizzazione del lavoro all’interno dell’azienda, abbiamo suddiviso i nostri operatori in sei aree, perdendo un po’ di efficienza, ma garantendo la loro sicurezza».

«Nonostante i tre mesi di lockdown in Italia, prevediamo di chiudere quest’anno con un più 10% di fatturato, mantenendo quindi il trend di crescita. Questo perché stiamo seminando da tempo, facendoci largo su nuovi mercati, con nuovi prodotti e nuovi clienti. La crisi sanitaria avrà sicuramente delle conseguenze sul prossimo futuro: il 2021 sarà l’anno in cui potremo valutare i risultati effettivi».

«Da tempo stiamo lavorando negli ambiti dell’Iot, del remote control e della teleassistenza, e questi sono tutte risposte al Covid: il fatto di poter aver dei prodotti che ci permettono di essere collegati con le fabbriche a distanza consentirà a noi e ai clienti di investire ancora di più di investire in questa tecnologia, che contraddistingue appunto l’industria 4.0 prima citata».

«La sfida principale di un imprenditore è quella di proporre ogni giorno delle soluzioni e fare in modo che le proprie idee possano essere condivise dagli altri».