Do.Ri.Al, una sigla simbolo di unione. Benedetti: «Ora rafforziamo la base»

Una realtà giovane e con grandi ambizioni. Il Direttore Sportivo Davide Benedetti racconta la sua società ai microfoni di Adige Sport insieme a Luca Corradi.

Oggi siamo in compagnia di una società nuova, con una storia recente tutta da raccontare. Diamo il benvenuto al Direttore Sportivo Davide Benedetti. Inannziatutto: Dorial significa Dossobuono, Rizza, Alpo. Giusto?

Esatto. La nostra società è nata nel 2007 da un’idea di Flavio Cappelletto, cittadino de La Rizza, che ha avuto l’idea di mettere insieme più realtà sportive per dedicarsi al settore giovanile. Il risultato è stato molto buono fin dall’inizio e avevamo già da subito buoni numeri. Siamo andati bene per una decina di anni, ma poi le cose si sono un po’ più complicate. Insieme quindi abbiamo deciso di lasciare le giovanili all’Olimpica Dossobuono, la più adatta a gestire questo settore oltre che ad avere le strutture migliori. Dorial è rimasta come stemma e come nome, ma poi è diventata una scatola vuota. Io, uno dei fondatori dell’Alpo Club 98, insieme ad altri soci, nel 2015 ho deciso di mettere insieme una nuova società, lasciando il nome Dorial e partendo dalla Terza Categoria. In questo momento siamo primi in classifica in Seconda Categoria, senza sconfitte. La nostra politica è sempre stata quella dei piccoli passi: un mondo fatto di regole semplici, ma che devono essere rispettate da tutti.

Ci racconti questa convivenza strana con tutte le realtà della vostra zona?

Agli occhi di tanta gente può sembrare strano, soprattutto di questi tempi. Ma è l’unione che fa la forza. La vera colonna portante però è la passione per questo sport nel territorio. La rivalità di un tempo è passata e la convivenza attuale è tranquilla, cosa che ci permette di guardare al futuro in maniera serena. Se il Dorial sta facendo un buon campionato merita delle soddisfazioni, così come le altre squadre della zona.

Al netto delle difficoltà delle strutture, sarebbe bello costruire una base

Purtroppo non si può fare un settore giovanile per ogni paese, perché c’è bisogno di creare un’unità d’intenti. Questo perché i numeri ci danno torto, e quindi bisogna partire da altri presupposti. Cosa diversa sono invece le prime squadre, in cui non decidono più i genitori per i ragazzi ma c’è una gestione diversa di giocatori, che può essere affidata anche alle singole realtà. Sicuramente l’obiettivo è di creare una società in modo strutturato. Il “come” lo si vedrà…

Davide tu sei una bandiera dell’Alpo: dove vedi ora il futuro del Club 98 in versione Dorial?

Uno degli obiettivi futuri deve necessariamente essere quello di creare un’unica società. Un po’ più strutturata con nuove idee e una base solida. Quello che sta venendo meno ora è una passione che mi pare perdersi un po’ nel tempo. Noi abbiamo dedicato una vita al calcio dilettantistico e per fortuna ci sono persone che hanno ancora voglia di impegnarsi davvero. Ma sono sempre un po’ meno.

E’ importante allora tenersele strette. Buon Futuro al Dorial e a Davide Benedetti.