«Abbiamo vissuto la pandemia con tanta apprensione, perché per un imprenditore la cosa più difficile è lavorare senza programmazione. Stiamo cercando di fare del nostro meglio, ma non è facile, ci sono settori che hanno risentito maggiormente dell’emergenza, penso soprattutto alle filiere alimentari, al comparto del legno e alla meccanica. L’edilizia è riuscita a far quadrare i conti meglio rispetto ad altri».

«Al momento non abbiamo ricevuto segnalazioni di aziende in condizioni particolarmente critiche, però ovviamente qualcuna ci sta già comunicando di essere in difficoltà se questa emergenza dovesse continuare a lungo. Chiusure conclamate, per fortuna, non ne abbiamo registrate».

Per affrontare la crisi, il presidente ha spiegato: «abbiamo immediatamente implementato il servizio di ufficio ambiente e sicurezza, per assicurare la sicurezza sanitaria. È diventato molto importante il servizio di consulenza finanziaria, che sostiene le aziende nella gestione dei rapporti con le banche, per esempio per ottenere i finanziamenti e trattarne le condizioni, in un’ottica di pianificazione a medio termine; e poi, ovviamente, il servizio sindacale, che si occupa di tutte le problematiche relativa alla cassa integrazione. Per ora non ci sono stati casi di licenziamenti, ma se non dovessimo più avere copertura legislativa, con il blocco licenziamenti, avremo sicuramente più bisogno di usufruire di quest’ultimo servizio».

«Penso siano ingiuste le misure adottate dal Governo. È inaccettabile il rapporto che si sta creando tra istituzioni e mondo dell’impresa: è pur vero che il diffondersi del contagio deve essere controllato in qualche modo, ma non è ammissibile che le aziende che hanno adottato protocolli sanitari estremamente stringenti e che si sono sottoposte a qualunque tipo di verifica, facendo numerosi investimenti per essere pronta rispettare quanto richiesto, vengano penalizzate. Il settore pubblico in primis non è riuscito a gestire al meglio quanto di propria competenza. Nella totale mancanza di dati certi, ovvero di focolai partiti da strutture private come piscine, palestre, ristoranti, non è giusto che si prendano decisioni come questa delle chiusure anticipate solo perché non si sa cos’altro fare per contenere la diffusione del virus».