Damiano Michieletto: «L’Opera, prima di tutto, è ricerca»

Abbiamo incontrato il regista Damiano Michieletto mercoledì 29 gennaio all'Accademia per l'Opera di Verona, dove ha tenuto un laboratorio per gli allievi del Master in Regia.

A due passi dalla Chiesa di San Fermo, sull’omonimo stradone che si addentra nei meandri dell’urbs antiqua, fino Piazza Brà con la sua Arena, risiede un importante punto di riferimento per tutti coloro che hanno la musica, il teatro e l’opera nel cuore: l’Accademia per l’Opera di Verona.

Una realtà che, come identifica il Miur, prende il nome di Polo nazionale artistiche di alta specializzazione sul teatro musicale e coreutico, l’unico in Italia. Sì, unico, perché è la sola accademia in Italia che, dal 2008, grazie al consorzio di una lista lunghissima di istituzioni pubbliche, tra quelle veronesi e quelle nazionali, è stata incaricata dal Ministero per la gestione di master post lauream sul teatro musicale.  

A spiegarci tutti questi dettagli, nella soleggiata mattina di mercoledì 29 gennaio, è Marco Vinco, Direttore dell’Accademia, mentre aspettiamo con lui in studio un ospite importante: si tratta di Damiano Michieletto, regista di fama internazionale e, in questi anni, tra i più richiesti dalla scena teatrale mondiale, dal Teatro alla Scala di Milano al Metropolitan di New York, dal Covent Garden di Londra all’Opera di Parigi fino allo Staatsoper di Vienna, per citarne alcuni.

Foto di Luigi Caputo.

Originario di Scorzé, il Maestro Michieletto ha studiato letteratura all’università Ca’ Foscari di Venezia e regia alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, diventando un nome di punta per il teatro contemporaneo e, ora, anche preziosa risorsa nella rosa dei docenti dell’Accademia.

I master organizzati dal Polo, tra cui il Master in Regia d’opera, in Scenografia d’opera, in Composizione musicale, in Management dello spettacolo e in Critica e drammaturgia, propongono laboratori tenuti proprio dai massimi esperti del settore. Gli allievi possono così sentire da chi vive il teatro ogni giorno i passaggi da effettuare nella preparazione di uno spettacolo, i segreti e le tecniche che si celano dietro il sipario, gli accorgimenti di cui tenere conto per la realizzazione. L’accademia, mettendo a disposizione degli studenti la possibilità di confrontarsi dal vivo con docenti esperti sui metodi attuativi dei concetti teorici contenuti nei manuali, si configura pertanto come un luogo che sconfina i suoi limiti fisici, spalanca le finestre delle aule di lezione e si affaccia sul mondo esterno, senza limitarsi a guardarlo da lontano.

Partiamo dal principio. La prima domanda sorge spontanea: come è nata la sua passione per questo mestiere? Quando ha capito di voler fare il regista?

«La passione per questo mestiere è nata un po’ alla volta, non mi è stata tramandata da qualcuno. C’è un episodio però che ricordo bene, ovvero quando sono andato a vedere il Don Giovanni diretto da Claudio Abbado con la regia di Peter Brook. Quello spettacolo mi ha fatto capire che l’opera lirica era qualcosa che mi riguardava».

Il pubblico del teatro e dell’Opera è sicuramente un pubblico preparato, con delle conoscenze tecniche che permettono di apprezzare appieno il lavoro fatto sul palco. Ma per i meno esperti, può spiegare cosa richiede una rappresentazione? Da cosa si parte?

«Parto da quelle due cose che lo spettatore si trova di fronte quando va all’Opera: l’Orchestra, in procinto di suonare della musica, e degli interpreti che compiono l’azione del “recitar cantando”. Gli ingredienti essenziali, dunque, sono la musica e le parole; tutto il resto sono scelte, che si fanno in base al proprio gusto, in base alla propria personalità e conoscenza. Il coraggio nelle scelte determina come si vuole raccontare la storia e come la si vuole interpretare».

Una curiosità: ricorda qualche opera in particolare la cui messa in scena le ha dato più filo da torcere rispetto alle altre?

«Un po’ tutte le opere ti mettono in difficoltà, anzi, ti devono mettere in difficoltà, altrimenti significa che non stai veramente cercando qualcosa, ma semplicemente offrendo delle soluzioni facili. Spesso le opere che pensavo di conoscere meglio paradossalmente mi sono venute quasi un po’ peggio delle altre, perché in qualche modo le dai per scontate, come accade in amore: quando una persona la conosci troppo bene si rischia di darla per scontata, invece se è qualcosa che devi conquistare ci metti più impegno, trovi delle strategie. Bisogna conquistarsi un’opera per poterla rappresentare bene».

Ora sta insegnando agli allievi dell’Accademia dell’Opera di Verona. Su cosa si concentrerà?

«Sono stato invitato qui all’Accademia dal Direttore Marco Vinco, noi due ci conosciamo da molto tempo perché lui era un cantante. Mi ha chiesto di tenere un workshop con gli studenti del corso di Regia, un gruppo di 14 ragazzi. Le lezioni saranno focalizzate sulla drammaturgia, voglio far capire loro cosa significhi iniziare a scrivere un progetto di regia, che implica a monte un percorso di ricerca».

Foto di Luigi Caputo.

Cosa si auspica che trovino i giovani nell’Opera?

«Penso che il pubblico giovane abbia bisogno di trovare nell’Opera, proprio come era successo a me quando ero andato a vedere il Don Giovanni, qualche cosa che li riguardi e che comunichi a loro, che li emozioni, che li affascini. L’Opera è un elemento che fa parte della nostra storia, nazionale soprattutto, per cui riuscire a tenerla viva, investendo sulle nuove composizioni, per lasciare un piccolo segno su quello che può diventare il repertorio del futuro. È importante che i nuovi compositori abbiano l’opportunità di farlo. L’insieme di tutti questi elementi, compreso il lavoro di formazione, fatto in maniera vivace, mettendo i giovani a contatto con la professionalità vera, credo sia un buon modo per continuare a fare festa con l’Opera».