Tra gli ospiti della terza edizione del workshop di Verona Network dedicato all’ambiente anche Nicola Dell’Acqua, direttore dell’Area Tutela e Sviluppo del territorio della Regione Veneto, che ha risposto in merito alla questione Pfas, sottolineando l’impegno della Commissione Ambiente e Salute nella prevenzione e nella ricerca di altri possibili inquinanti.

Dell’Acqua ci ha rassicurato sulla possibilità, per i cittadini Veronesi residenti nelle zone colpite da Pfas, di bere l’acqua del rubinetto: «L’acqua che si beve a Legnago, per esempio, è la più controllata in assoluto e ha un limite che nessuno al mondo ha in questo momento: zero Pfas. Quindi la sicurezza già in questo momento c’è. Nel giro di un anno, inoltre, avremo anche concluso le nuove opere per le adozioni dell’acqua quindi non ci sarà neppure più bisogno di filtrarla, anche se, in Regione Veneto, abbiamo deciso che la filtrazione deve comunque essere effettuata in tutti gli acquedotti».

Corrisponde a 23.530.00 euro il finanziamento integrativo disposto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per il biennio 2019-2020, un’azione volta a completare gli interventi necessari a realizzare la nuova rete acquedottistica nelle aree inquinate da Pfas. Nella nota inviata dalla Giunta, inoltre, presente anche il dato relativo ad Acque Veronesi, a sua volta ospite di Verona Network ieri pomeriggio: sono 7,2 su 19 i chilometri di rete acquedottistica realizzati sino a oggi, un ritmo di lavoro che rispetta le tempistiche prestabilite. La conclusione dei lavori emergenziali è prevista nel 2020.

Parola chiave dell’operato della Regione è prevenzione.«Come Commissione Ambiente e Salute abbiamo cominciato a ricercare anche altre sostanze pericolose – ha aggiunto Dell’Acqua – e per il momento non ne abbiamo trovate. Ma soprattutto stiamo cercando di difendere i pozzi, cioè di individuare i possibili inquinamenti al pozzo idropotabile e i posti in cui non andare a creare nuovi pozzi perché c’è rischio di inquinamento».

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