Si concluderà oggi il corso, iniziato lunedì 28 ottobre, in cui gli specialisti hanno avuto modo di approfondire le tecniche chirurgiche e tematiche relative alla diagnosi e la gestione del paziente sottoposto a chirurgia pancreatica maggiore.

Durante il corso è stata condotta una analisi approfondita dell’iter diagnostico terapeutico, dell’approccio multidisciplinare, il trattamento delle complicanze e la metodica mini invasiva per mezzo del robot.

L’Ospedale Pederzoli, da sempre riconosciuto come una delle eccellenze nel trattamento del tumore al pancreas, punta su quella che si definisce “strategia terapeutica“: il chirurgo insieme all’equipe multidisciplinare mette a punto vere e proprie strategie per il trattamento del tumore al pancreas somministrando una cura personalizzata ad ogni paziente. Da qui l’obiettivo del corso.

«Strategia significa inserire il paziente in un protocollo “mirato” che può prevedere l’utilizzo della chemioterapia prima dell’intervento chirurgico, altre volte invece l’ordine dei trattamenti deve essere invertito – ha spiegato il dottor Roberto Girelli, responsabile del centro terapie complementari del tumore al pancreas dell’Ospedale Pederzoli– Il chirurgo lavora spalla a spalla con l’oncologo, il radioterapista e con tutti i membri dell’équipe multidisciplinare. L’approccio alla chirurgia pancreatica moderna non è più esclusivo, come succedeva anni fa: oggi il chirurgo è inserito in un team multidisciplinare e discute ogni singolo caso con gli altri specialisti dedicati allo scopo di prescrivere un trattamento sempre più “personalizzato”».

«Oggi quello che fa la differenza nel trattamento del tumore al pancreas anche in un centro che realizza molti interventi con chirurghi di grande esperienza, è il team – ha sottolineato il professor Michele Milella direttore di oncologia dell’Azienda ospedaliera integrata dell’Università di Verona – L’équipe multidisciplinare è il percorso migliore per il paziente ed è stato proprio questo approccio che ci ha permesso, negli ultimi anni di raddoppiare la  sopravvivenza. Una formazione di questo tipo si rivela fondamentale per condividere, conoscere e valutare realtà che da anni portano avanti l’approccio multidisciplinare consentendo così anche a strutture più piccole di replicarlo ottenendo così buoni risultati».