Carolina Monaci: «Come si diventa ultramaratoneta»

Carolina Monaci, ultra maratoneta campionessa in tre sfide nei deserti più impegnativi del mondo, ci ha raccontato cosa comporta intraprendere percorsi in ambienti dalle condizioni estreme.

Ieri la Giornata internazionale delle donne: la Redazione ha scelto di dedicare un approfondimento alle figure femminili in diversi ambiti della società moderna: dallo sport all’impresa, dalla musica all’insegnamento. Oggi, per il martedì dello sport, protagoniste le campionesse veronesi.

A intervenire su Radio Adige TV, questa mattina, Carolina Monaci, ultra maratoneta e istruttrice di nordic walking.

«Ho una grande passione per la montagna e a livello sportivo sono nata proprio come alpinista: nella mia famiglia sono tutti appassionati delle discipline di discesa. Io mi sono un po’ estraniata da questa attività, che non sentivo sulla mia pelle, e ho sentito un trasporto per la scalata in alta quota. Prima di diventare mamma di Federico e Alessio ho fatto tante esperienze per molti anni, sia sul territorio nazionale che internazionale, occasioni che mi hanno permesso di conoscere la mia resistenza fisica e mentale. Ho ripreso poi la disciplina sportiva, avvicinandomi alla camminata e al nordic walking, diventando istruttrice».

«Così è nata per caso la sfida di portare i miei bastoncini nel deserto, un passo in più che avrebbe portato a realizzarmi come ultramaratoneta in ambiente estremo: nel Sahara ho percorso 111 km non stop; in quel periodo ho capito che il deserto rivestiva un ruolo importante nelle mia vita».

«Il mio motto è un passo per volta senza mai fermarsi: così ha raggiunto alti livelli, arrivando prima in due deserti e seconda in un terzo deserto, sono posizioni molto gratificanti. Nel 2014 ho affrontato appunto il Sahara, nel 2017 il deserto della Namibia per 250 km, l’ultimo è stato il Lut in Iran, una durissima prova ma un paradiso da provare».

«Fino all’adolescenza il lavoro in famiglia era molto impegnativo, per di più l’alpinismo mi ha permesso di avere una buona conoscenza del mio corpo: sono stati questi gli elementi che mi hanno permesso di intraprendere queste sfide».