Ha voluto mettere a tacere tutte le polemiche stamattina il sindaco Sboarina, intervenuto personalmente sul caso dell’aumento delle rette della refezione scolastica. Nei giorni scorsi, infatti, diversi esponenti politici avevano lamentato la poca trasparenza dell’amministrazione nei confronti delle famiglie, che di punto in bianco si sarebbero trovate a inizio dell’anno scolastico con l’ennesima spesa imprevista a cui fare fronte. Una stangata, come l’avevano definita in molti.

«Tutte le cose dette in questi giorni – ha affermato il primo cittadino -, sono il frutto di polemiche sterili e strumentali di chi si dimentica che il decreto è del Pd e di chi amministrava quando nel 2013 era scoppiato il caso degli appalti truccati e dei pasti scadenti nelle mense».

A rispondere all’accusa, era stato già ieri l’assessore ai servizi sociali Stefano Bertacco che aveva parlato di un aumento minimo imposto dalla legge (il decreto legislativo 63 del 2017, ndr), per altro dal costo irrisorio, meno di un caffè al giorno. Ad affermarlo anche oggi, il primo cittadino, che ha sottolineato come l’aumento delle rette porterà anche a una maggiore qualità dei pasti per gli studenti.

«Si tratta di aumenti che vanno da 40 a 80 centesimi a pasto (1 euro per i non residenti), a seconda delle possibilità economiche delle famiglie. Un pranzo completo, preparato al momento e con materie prime di qualità, viene a costare sui 2 euro per i redditi più bassi, con una progressione che arriva ad un massimo di 5,70 euro – ha precisato Sboarina -. Le famiglie in difficoltà sono comunque tutelate dal Comune che, con circa 500 mila euro, copre i 1.503 casi di esenzione totale. Inoltre, non abbiamo voluto toccare le tariffe della refezione negli asili nido, innanzitutto perché si parla di mille pasti rispetto ai 13 mila consumanti nelle scuole di grado superiore e poi perché le rette nei nidi sono già un costo importante per le famiglie».

Nonostante gli adeguamenti, inoltre, le tariffe saranno in linea, se non inferiori, a quelle delle città vicine. Se a Verona la retta mensile aggiornata varia dai 42 ai 90 euro (102 per i non residenti), a Brescia per la mensa si pagano dai 43 ai 157 euro (188 i non residenti) e a Padova dai 30 ai 136 euro.

Tra gli obiettivi, come sottolineato dal sindaco, l’internalizzazione delle mense: se nel 2018  erano 64, con 58 cuochi e 89 aiutocuochi, quest’anno saranno 74, con 64 cuochi e 108 aiutanti. Un trend in continua crescita. Nel 2020, infatti, saranno 80 le mense interne e nel 2021 ben 85.

A rispondere, ancora una volta, a quanto detto stamattina, è stato nel pomeriggio il consigliere Alberto Bozza, che parla di una «scelta politica dell’Amministrazione Sboarina» e non imposta dalla legge. «L’Agec che gestisce le mense è del Comune e se il Comune avesse dato le indicazioni, da “buon padre di famiglia”, di aumentare la qualità del servizio a tariffe invariate l’azienda avrebbe compensato i maggiori costi internamente con scelte di bilancio. – commenta Bozza – Ma questo Sboarina lo sa e allora preferisce azionare il solito disco che “è tutta colpa di altri”».