Alla scoperta di Grezzana

Torna il venerdì dedicato alla cultura in compagnia di Francesco Castioni, storico dell'arte e guida turistica. Esploriamo i paesi della provincia veronese, luoghi poco noti ma pieni di fascino. Oggi siamo a Grezzana, perla della Valpantena, con castelli e ville mozzafiato

Un tour alla scoperta dei paesi che circondano Verona, pieni di fascino ma poco esplorati. Oggi, in compagnia dello storico e guida turistica Francesco Castioni, siamo a Grezzana, a metà strada tra la Valpantena e la Lessinia.

«La prima e più imponente struttura che colpisce arrivando a Grezzana è sicuramente il Castello di Turrisendi, oggi conosciuto come il rifugio del brigante Falasco. E’ curioso sentire che in provincia di Verona ci fossero i briganti ma è proprio così: fino all’Ottocento, tutti i paesi dell’arco montuoso in provincia di Verona, sono collegati con il centro città ma spostamenti e controllo sono complessi. Così, il alcune zone come Grezzana, si crea la possibilità di creare della bande criminale capeggiate da alcuni briganti».

Il Castello Falasco incastonato lungo la montagna

«Le fondamenta del Castello risalgono all’epoca medioevale, probabilmente intorno al XII-XIV secolo, per volere della nobile famiglia Turrisendi di origine milanese -speiga lo storico Castioni-. Una potente dinastia di Milano costruisce una propria roccaforte di riferimento proprio a Verona perché il quel periodo inizia l’espansione della città scaligera che sta diventando, a rapidi passi, un centro di artistico e commerciale di estrema rilevanza per l’intera Europa».

Lo scorcio di una via impervia che conduce al Castello

«La posizione è estremamente strategica e accedere alla struttura non è semplice visto che è arroccata sulla montagna. Nel 1600 il Castello diventa il nido dell’aquila del brigante Francesco Falasco, un possidente terriero della Valpantena diventato un bravo della famiglia Cozza. In seguito, il possedimento passa a Paolo Bianchi di Bregantin: un vero e proprio criminale che si macchia di omicidi, rapimenti e scorrerie sanguinarie lungo tutta la provincia di Verona».

Proseguendo la nostra visita guidata alla scoperta di Grezzana, non si può far a meno di apprezzare l’armonia architettonica di Palazzo Rosso: «Costruito nel 1580 dalla famiglia Giusti, è una delle testimonianze della potenza della nobiltà veronese -sottolinea Francesco Castioni-. Conserva oggi un fascino intatto grazie agli ambienti interni finemente decorati in ogni stanza e in ogni angolo».

L’esterno di Palazzo Rosso

«Probabilmente, secondo le ricostruzioni, numerosi affreschi collocati all’interno della dimora sono a opera di Bernardino India che nel Cinquecento si distingue per essere uno dei pittori più importanti di Verona. In una rappresentazione al piano nobile, viene raffigurato Mosè salvato dalle acque. Diretto il collegamento con l’omonimo dipinto di Paolo Veronese conservato al Museo del Prado».

L’affresco del salone nobile raffigurante Mosè salvato dalle acque

«Il luogo più affascinante e avvolgente di Grezzana è senza dubbio Villa Arvedi, una perla conosciuta in tutto il mondo per la sua bellezza mozzafiato tanto da essere stata set del film Letters to Juliet. E’ la villa più importante di tutta la provincia veronese e nasce come proprietà della famiglia Dal Verme ma, a causa del tradimento di Alvise Dal Verme, viene sequestrata dalla Repubblica di Venezia. La Serenissima poi, nel 1446, la vende alla famiglia Allegri che trasforma questo rustico di campagna in una vera e propria azienda agricola all’avanguardia dotandola di un oleificio. Nel corso del Seicento decidono poi di donarle nuova vita e, grazie all’architetto Giovanni Battista Bianchi, diventa una vera e propria villa».

Il fascino incantato di Villa Arvedi

«Tuttavia, la famiglia Allegri dopo i grandi fasti seicenteschi, inizia a perdere potere fino a quando, nel 1824, Lucrezia Allegri vende l’intera proprietà alla famiglia Arvedi noti seticoltori. Nel corso delle epoche e dei passaggi di proprietà si accumulano stratificazioni artisti per un risultato, oggi, eccezionale. Lo spazio più sfarzoso è il salone d’onore affrescato da Loius Dorigny, pittore di origine francese naturalizzato poi italiano col nome di Ludovico. Scene di battaglia, personificazioni dei segni zodiacali, l’imponenza delle quattro stagioni e numerosi altri abbellimenti rendono il salone d’onore di Villa Arvedi un’opera scenografica e impattante».

Il fascino mozzafiato del salone d’onore di Villa Arvedi, il gioiello della provincia di Verona