Alla scoperta di Borgo Santa Croce con Francesco Castioni

Nuovo appuntamento con Francesco Castioni, guida turistica e storico dell'arte, alla scoperta dei quartieri veronesi: curiosità, luoghi poco noti e chicche storiche affascinanti di Borgo Santa Croce

Situato nei pressi di Porta Vescovo, il quartiere Borgo Santa Croce era segnato dallo scorrere di un fiumicello, il famoso corso d’acqua che partiva da Montorio: «A causa della presenza dell’acqua la zona risultava poco utile all’insediamento -spiega Francesco Castioni, guida turistica e storico dell’arte-. Questo viene ricordato anche nella zona di Campo Marzio, non dedicato a Marte ma il termine fa riferimento al “marcio” perché era un terreno paludoso. L’area rimane disabitata per diverso tempo: le prime tracce di insediamento risalgono al 1460 ma, la prima fonte tangibile è la Ceolara. Oggi rimangono solo i ruderi di quella che è stata un’importante casa colonica dotata di una piccola corte».

La Ceolara in una foto d’epoca

Architettonicamente, la Ceolara, non presenta un particolare interesse estetico ma assume valore come una delle prime testimonianze di corti rurali della città databile intorno al 1584.

 «La sua posizione è strategica, a metà fra scuole e parrocchie -prosegue Castioni – è motivo di contendere perché, un’associazione veronese, vorrebbe trasformarla in luogo di aggregazione sociale per bambini e ragazzi. A tal proposito, altro luogo d’interesse è il Centro Tommasoli: nato nel 2005, è un miglioramento delle vecchie scuole materne con una destinazione d’uso diversa. L’architettura è accogliente e invita alla trasparenza con delle vetrate che caratterizzano l’edificio permettendo di vedere all’eterno e, viceversa, all’interno. Inoltre, simbolicamente, abbiamo verande e una loggia con una illuminazione particolare. Ogni spazio è pensato per usi condivisi e al servizio della comunità come la sala prove attrezzata».

Il Centro Tommasoli visto dall’esterno

Il Borgo di Santa Croce continua la sua espansione nel corso delle epoche raggiungendo un’urbanizzazione tumultuosa negli anni Sessanta: «In conclusione, nel nostro tour approdiamo a via Guido D’Arezzo: qui, i lavori della filovia, hanno portato alla luce una curiosa scoperta. Un sotto manto stradale fatto di ghiaino in corrispondenza del cardo romano che segnava la città. Secondo l’uso latino, all’esterno dell’insediamento principale, non si dotavano le strade di ciottoli come al centro città bensì in ghiaia come in questo caso. Via Guido D’Arezzo è perciò un altro importante tassello della Verona romana fuori dal centro storico».  

La curiosa scoperta della strada di ghiaia in corrispondenza del sotto manto di via Guido D’Arezzo, testimonianza di epoca romana