Appello del Curatorium Cimbricum: "Così rischiamo davvero di sparire"

Chiediamo maggiore tutela per la nostra storia e per la cultura che rappresentiamo. I fondi pubblici sono stati azzerati, chiediamo alle istituzioni di non cancellare l’identità e la storia dei cimbri”- questo l’appello lanciato da Vito Massalongo, Presidente del Curatorium Cimbricum Veronese, dalla Commissione cultura della Provincia di Verona, per chiedere sostegno e attenzione alla storia locale. La commissione convocata su richiesta del consigliere provinciale Adelino Brunelli, è stata un occasione importante per raccontare la storia dei cimbri e delle tradizioni di questo popolo.

“A tutela della lingua e delle tradizioni culturali dei Tredici Comuni Veronesi, – ha spiegato Adelino Brunelli -, si dedica con passione e con amore l’associazione culturale Cimbri della Lessinia, costutuita nel 1974 con il nome Curatorium Cimbricum Veronese”.

L’associazione si dedica inoltre alla conservazione della lingua, della cultura e delle tradizioni popolari con pubblicazioni, convegni, scambi culturali con le minoranze lingustiche di tutto il mondo, festivals, iniziative di conservazione dell’architettura e della religiosità popolare e manifestazioni popolari”.

Scorpire i Cimbri – spiega Massalongo -, è un viaggio in un mondo affascinante fatto di racconti e di fiabe, di vicende vissute e credenze popolari, di un’architettura di pietra unica al mondo, di antichi riti e di processioni, in un ambiente unico che vale la pena di conoscere e di visitare: la Lessinia, terra dei Cimbri”.

“Il Museo dei Cimbri di Giazza – incalza il Presidente della Commissione cultura Ivan Castelletti -, è una struttura costruita dalla Comunità Montana della Lessinia negli anni Settanta e destinata a documentare le vicende storiche, linguistiche, culturali del popolo dei Cimbri, la comunità etnica e linguistica insediatasi sulle pendici della Lessinia a partire dal Medioevo”.

“Il museo – continua Castelletti – è composto da tre piani nei quali il Curatorium Cimbricum veronense ha la sua sede storica ed è il centro propulsore di tutta l’attività culturale, editoriale e di valorizzazione linguistica dell’associazione”.

Ma al giorno d’oggi cosa si può fare politicamente per tutelare concretamente questa minoranza storica di ladini presenti in Veneto? “Nel 2001, quando si arrivò all’attuazione della legge a tutela delle minoranze storiche, vennero stanziati i fondi destinati ai progetti di tutte le minoranze presenti sul territorio nazionale. Dopo cinque anni di attuazione dei “progetti 482”, dal 2007, di quel budget iniziale è rimasto poco o niente”.

Fondi limitati, – spiega Massalongo-, quasi irrisori e in continua riduzione, da distribuirsi in parti più o meno uguali, fra tutti i comuni riconosciuti dalla legge”.

“Viste la carenza di fondi regionali e statali – conclude Ivan Castelletti -, alle nostre minoranze, non resterà che sperare in amministratori locali sensibili che scelgano di tutelare le identità locali, la storia, la cultura, anche in occasione di Feste, manifestazioni, rievocazioni tradizionali”.

Secondo Castelletti “rimane da fare una cosa fondamentale: trasmettere l’importanza di investire sulla nostra storia perché deve essere garantito un futuro sulle nostre carte geografiche culturali a tutte le comunità, grandi o piccole che siano”.

La Redazione