Un viaggio tra gli scaffali della Biblioteca Capitolare

Tra storie di libri salvati e perduti, ci siamo immersi per voi tra i mille ripiani della Biblioteca Capitolare. Ad accompagnarci in questo viaggio una voce semplice e innamorata, quella di Francesco Graziani, storico bibliotecario e custode del sito.

È grazie al Prefetto Monsignor Bruno Fasani che riusciamo a farci aprire le porte di uno dei luoghi più antichi della città: la Biblioteca Capitolare di Verona. L’edificio, che si trova nella zona medievale di Verona, vicino a Ponte Pietra ed al Duomo nacque in concomitanza con la diffusione del cristianesimo in città, intorno all’anno 380, e divenne fin da subito luogo religioso in cui archiviare i vari scritti.

La grande quantità di manoscritti, “incunaboli” e libri ci fanno intuire il grande tesoro qui raccolto nel corso dei secoli, ma a raccontarci vere storie e misteri è Francesco Graziani, fido angelo custode dei libri assieme alla moglie Renata, in servizio a Verona da sessant’anni. «La Biblioteca superò due fenomeni notevolmente devastanti: l’inondazione dell’Adige, nel 1882, che imbrattò di fango le undicimila pergamene dell’Archivio Capitolare e il devastante bombardamento del 4 gennaio 1945, che rase al suolo l’aula maggiore. Fortunatamente – ci racconta Francesco seduto davanti al suo tavolino di lavoro – monsignor Giuseppe Turrini (l’allora bibliotecario, ndr) che fin dal 1922 aveva lavorato a ripulire e catalogare le pergamene infangate dall’alluvione, aveva messo in salvo dalle incursioni aeree i manoscritti e gli incunaboli, affidandoli ad un generale delle SS che, su ordine dello stesso governo tedesco protesse il patrimonio libraio portandolo al sicuro lontano dai pericoli, nella canonica di Erbezzo in Lessinia. Grazie a quella scelta molte opere si salvarono ma altrettanti volumi furono sepolti dalle macerie della Biblioteca rasa al suolo».

In soli due anni la Biblioteca fu ricostruita e ampliata e grazie all’intervento dei monaci benedettini di Praglia furono recuperati la maggior parte dei volumi rovinati, ma a proseguire negli anni alla sistemazione dei libri ci pensò Francesco. «Al tempo ero un semplice dipendente della Soprintendenza di Verona quando mi venne data la possibilità di apprendere dai monaci tutto il loro sapere per la sistemazione dei manoscritti».

«Accettai di buon grado – ci confida l’artigiano che indossa come divisa una tunica nera che gli arriva appena sopra le ginocchia – con l’intenzione di imparare qualcosa di nuovo e poter arrotondare il mio stipendio, il tutto nel tempo libero. Come ogni lavoro che si rispetti però, impararlo non è cosa facile e cosi dopo aver fatto da ‘bocia’ (apprendista, ndr) per qualche mese all’interno della Capitolare, mi ritrovo prima a Roma all’Istituto Patologia del Libro e poi a Grotta Ferrara presso un restauratore ucraino, per definire tutte le mie conoscenze come artigiano di libri». Graziani torna a Verona e dal quel giorno dedica la sua vita alla sistemazione dei vari manoscritti e libri presenti all’interno della Biblioteca. Qualche anno fa è andato in pensione ma, come volontario, passa le sue giornate ancora qui, ad aggiustare pagine consumate da proiettili di una guerra ormai lontana ma che lascia ancora il segno. «Questi libri raccontano due storie, quella scritta con l’inchiostro e quella che io cerco di cancellare scritta da proiettili che hanno danneggiato la carta e dal tempo che non aiuta loro a mantenersi».

 FASANI: «Un onore restare alla guida della Capitolare»

Vicedirettore e poi direttore di “Verona Fedele” dal 1988, Fasani, è stato confermato Prefetto della Biblioteca Capitolare per i prossimi cinque anni. «È per me un onore restare alla guida della Capitolare, uno dei patrimoni più belli della città e proseguire il mio lavoro qui. Essa rappresenta un gioiello per la città, che ricordo custodisce oltre 1.300 codici antichi e preziosi, tomi di inestimabile valore culturale e pure economico: dalle Istituzioni di Gaio, unica opera di diritto romano classico, al De Civitate Dei di Sant’Agostino, dal Sacramentario veronese del quinto secolo alla Vita di San Martino e di San Paolo di Tebe, scritto da Ursicino nell’agosto del 1517, fino all’Indovinello veronese dell’ottavo secolo, che inaugura la lingua volgare italiana. Mantenere in vita questo patrimonio è una grandissima responsabilità, ma è proprio da questo che nasce il mio desiderio di avvicinare lo spazio espositivo ai turisti e trasformare parte della Biblioteca in un museo. L’ipotesi, infatti, è di inserire il museo in un itinerario che parte da Castel San Pietro, dal quale già molti turisti scendono per visitare la Cattedrale. Unico dubbio – sottolinea però Fasani– è il finanziamento di 900mila euro per ora bloccato in Regione senza il quale difficilmente si potrà vedere realizzato il progetto».

 

Clicca qui per vedere il film Gli Angeli Custodi dei Libri, la Biblioteca Capitolare in un film di Giorgio Oppici.