Non fare soldi sulla pelle altrui: vegetarianesimo e veganesimo come business

AGRITURISMO DONGILI (Montorio – Verona)

Sulla cresta dell’onda da una quindicina di anni, l’Agriturismo Dongili, ai piedi del castello di Montorio, è una tappa abituale per molti vegetariani veronesi.

«Il nostro agriturismo – spiega Gianluca Dongili, figlio del fondatore Carlo – è nato 28 anni fa. Inizialmente proponevamo un menù onnivoro, con carne di animali allevati da noi. Quindici anni fa, quando le regole sull’allevamento e la macellazione degli animali sono cambiate, abbiamo deciso di eliminare completamente la carne dal nostro menù. Non è stata una scelta difficile: proponevamo già moltissimi piatti a base di verdura e i nostri clienti finivano spesso con il preferirli alla carne, che restava nel piatto. Siamo stati tra i primi, a Verona, a proporre una cucina esclusivamente vegetariana. Come ogni agriturismo, la maggioranza di quello che finisce nella nostra cucina è coltivato e prodotto da noi, ad eccezione di latte e formaggi, e il nostro menù fisso è ispirato alla produzione stagionale. La nostra clientela è eterogenea: ci sono vegetariani, ci sono vegani, ci sono persone onnivore e anche molte persone con intolleranze, come quella al glutine, e copre le diverse fasce d’età. Sono molte anche le famiglie che vengono da noi, per offrire anche i figli un’alternativa al classico menù onnivoro».

 

APEPERONCINO – street-food calabro-vegano

Massimo Grobberio, veronese, deve alla madre, di origine calabrese, la passione per il cibo e per i prodotti di questa regione. «Ho iniziato a commercializzare prodotti tipici calabresi nel weekend, mantenendo il mio lavoro principale durante la settimana. Seguendo la mia passione per le moto d’epoca, ho scelto di trasformare un Ape Piaggio nel mio negozio su ruote, proponendo anche street-food, sempre calabrese. Ho iniziato a riflettere sulla cucina vegana quando mi è capitato di servire una signora che era alla ricerca di uno spuntino che non contenesse derivati animali e che non fossero le solite patatine fritte di cui doveva sempre accontentarsi. Le ho preparato un panino con paté di olive, bomba calabra (verdure tritate con peperoncino) e pomodori secchi; le è piaciuto così tanto che ha continuato a servirsi da me. Ho iniziato così a incuriosirmi e a documentarmi, fino a diventare vegetariano. Circa un anno fa, ad un evento, ho proposto un menù completamente vegano; ho attirato un flusso tale di persone da non riuscire a soddisfare tutte le richieste! Da lì ho deciso di proporre unicamente cucina vegana, sempre di impronta calabrese, nella mia postazione fissa del sabato sera in via Ca’ di Cozzi, anche se in alcune situazioni, come quando mi sposto nei pressi dello Stadio in occasione delle partite, offro comunque una cucina onnivora. Come “affettati” utilizzo i prodotti di un’azienda che ha creato perfino la versione “veggie” della ‘nduja! Presto molta attenzione anche alla qualità del pane: uso focacce integrali biologiche di un panificio veronese e piadine senza strutto. La maggior parte della mia clientela viene da me perché mi conosce o ha sentito parlare di me. Capita poi che qualcuno si fermi per caso, perché mi vede lungo la strada. Tra di loro, c’è chi, incuriosito, assaggia e gradisce; altri invece per principio rifiutano il veganesimo e magari si allontanano facendo del sarcasmo. Se ne vanno senza assaggiare nulla… e non sanno cosa si perdono!».