Veronetta, un quartiere da studiare (e riscoprire)

Uno dei graffiti a Veronetta

Ispirato ad un modello francese, è originale soprattutto nel metodo il progetto di ricerca partito da qualche mese che vede coinvolti  3 dipartimenti dell’ateneo scaligero, 22 associazioni e tanti volontari. Insieme stanno realizzando una “fotografia animata” di uno dei nostri luoghi simbolo.«Riflettere più che sugli spazi, sui tempi». Questo il refrain dell’iniziativa che punta a misurare il respiro di Veronetta.

di Giovanna Tondini

C’ERA UNA VOLTA il caos. Poi un giorno l’uomo decise di fare ordine e di rendere abitabile il mondo. Lo fece con una idea in mente. Con una visione di società, in cui la relazione ne era il fondamento. Serviva a quel punto uno spazio in cui vivere la relazione. E se è vero che senza confine non c’è spazio, e nulla esiste se non è definito in un limite, creò la città.

Una città invisibile, per dirla alla Calvino. Quella dove ogni suo frammento sta accostato agli altri in una successione che non implica una consequenzialità o una gerarchia, formando una rete entro la quale si possono tracciare molteplici percorsi e ricavare conclusioni molteplici e ramificate.

Una città dove il pane viene sfornato alle 11 del mattino per essere ancora fresco all’ora di cena. Dove i servizi pubblici sono aperti alle 7 del mattino e chiusi alle 16, quando tutti sono al lavoro. Dove alcuni negozi aprono solo la mattina, altri solo nel pomeriggio, e altri ancora la sera. Dove la coda di macchine delle 8 non esiste più, perché negli uffici  privati si va in orari diversi.Progetto Atlas#Veronetta: all'opera per valorizzare un quartiere

Utopia? Forse. Ma si potrebbe chiamare prospettiva futura, in un mondo che cambia velocemente. Certo le resistenze sono tante, soprattutto in termini di flessibilità. Soprattutto in Italia, rispetto agli amici europei. Ci sono tuttavia alcuni fenomeni, come l’immigrazione, che spingono in una direzione che ormai è difficile frenare. Che inducono a sperimentare e calpestare dimensioni nuove. Come succede a Veronetta.

LO SANNO BENE i numerosi partecipanti del progetto Atlas#Veronetta. Un consorzio che vede al lavoro i dipartimenti di Scienze Giuridiche, Scienze umane e Culture e civiltà dell’università di Verona, una rete di 22 enti del terzo settore, per la maggior parte associazioni, coordinati da Alteritas. Tutti accomunati dalla loro residenza a Veronetta, e dalla volontà di indagare il quartiere della zona orientale della città da una nuova prospettiva e con una metodologia del tutto innovativa per l’ambito accademico.

«L’ispirazione è venuta dall’incontro con Alessia De Biase, veronese trasferitasi in Francia presso LAA-LAVUE (Laboratoire Architecture Anthropologie) ENSA PARIS LA VILLETTE-CNRS, e l’antropologo Marc Augè» ci spiega Chiara Stella, una delle coordinatrici del progetto. L’approccio urbanistico-antropologico utilizzato nello studio dei quartieri è subito piaciuto ai professori dell’università di Verona, che non si sono fatti sfuggire l’occasione di sperimentare qualcosa di nuovo.Veronetta è il focus del progetto Atlas

«Una metodologia, in altre parole, che intende un approccio all’oggetto di ricerca non calato dall’alto, ma ispirato dalla gente», continua Simona Marchesini, coordinatore scientifico di Alteritas. Significa quindi mettersi in ascolto delle persone, partire da quello che dicono loro, per ottenere risultati di tipo qualitativo e non solo quantitativo, che restituiscano non una immagine statica, bensì una “fotografia animata” della zona. Saranno proprio questi primi risultati antropologici e sociologici a dare il via alle successive ricerche in ambito giuridico, geografico e umanistico.

«Quello che noi abbiamo colto come opportunità è la possibilità di riflettere più che sugli spazi, sul tempo», ci spiega la professoressa Donatella Gottardi. «È l’organizzazione del tempo a essere, soprattutto oggi, al centro degli studi». Che se applicato alla città significa ripensare il rapporto tra gli orari di lavoro, quelli dei servizi e quelli del tempo libero delle persone.

APPLICARE QUESTA metodologia proprio a Veronetta, dove già molti “schemi” sono stati superati, complice l’immigrazione, che negli ultimi vent’anni ha cambiato il volto del quartiere, è un’operazione concreta volta a dimostrare come  ridisegnare l’organizzazione del tempo possa essere efficace. «Comprendere quindi come funziona Veronetta aiuta a trasformare quest’area in esempio positivo, in buona prassi che potrebbe essere estesa in futuro ad altre zone della città, con il coinvolgimento dell’amministrazione».Veronetta, Porta Vescovo

Da un lato viene così a perdersi l’immagine stereotipata del quartiere veronese, dall’altra esso diventa modello. Ma questo non è l’unico obiettivo. L’indagine si concentra infatti anche sul rapporto tra il quartiere e l’università, nella prospettiva che quest’ultima possa integrarsi sempre di più nell’area in cui essa è insediata.

Il progetto è stato finanziato da Cariverona per un anno e si concluderà nell’autunno del 2017. Sarà compito delle associazioni locali, ora messe in rete grazie a questa iniziativa, e dell’università, con i propri laureandi e dottorandi, portare avanti questo modello di ricerca-azione, che lavora  non sulle, ma con le persone, per la valorizzazione del territorio e di chi lo abita.

www.atlasveronetta.it

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