Vendemmia in pericolo? “Ancora troppo presto per dirlo”

Dopo la preoccupante alluvione avvenuta lo scorso fine settimana, abbiamo chiesto quali sono gli eventuali rischi e conseguenze per i vigneti veronesi al professor Maurizio Boselli, titolare della cattedra di Viticoltura all’Università di Verona. Secondo il docente il tempo per la vendemmia non è ancora scaduto e le previsioni di chiudere un 2018 soddisfacente sono tutt’altro che astratte.

Vendemmia a rischio”. Questo il preoccupante allarme lanciato nei giorni scorsi da Confagricoltura Veneto e da Cia (Confederazione italiana agricoltori) che, a seguito del nubifragio che si è abbattuto sabato scorso su città e provincia, hanno posto l’attenzione sulle conseguenze della bomba d’acqua che ha allagato i vigneti del territorio.

Una situazione di emergenza del tutto eccezionale, se si pensa all’enorme quantità di pioggia riversatasi nel veronese, e che secondo Confagricoltura potrebbe inficiare la produzione dell’Amarone.

A spiegarci gli eventuali rischi per la prossima vendemmia e dei possibili effetti negativi dettati da questa estate climaticamente atipica è stato il professor Maurizio Boselli, titolare della cattedra di Viticoltura dell’Università di Verona: “Ci sono zone nelle quali la viticoltura si insedia con difficoltà, come le zone di pianura in prossimità di fiumi e torrenti dove il piano di campagna spesso è al di sotto gli alvei dei fiumi e in cui, quindi, c’è un rischio frequente di esondazioni ma in generale una disponibilità idrica spesso eccessiva con perdita di qualità delle produzioni viticole per troppa idratazione dei grappoli. – spiega il professor Boselli – La viticoltura di collina è nella maggioranza dei casi indenne da questi problemi, ma se avvengono eventi climatici di straordinaria intensità, come la bomba d’acqua che ha interessato recentemente alcune zone viticole della Valpolicella anche di collina dove si produce il vino Amarone, la preoccupazione è che le uve siano troppo ricche d’acqua con conseguente diluizione delle componenti organiche nobili delle bacche e difficoltà nel processo di appassimento per quelle destinate alla produzione del vino Amarone. In presenza di intense precipitazioni la bacca assorbe acqua in parte per trasporto dalle radici ma soprattutto per assorbimento da parte della buccia. Con bacche fortemente idratate l’appassimento avviene assai lentamente fino a non compiersi del tutto e in più con il rischio di sviluppo di marciumi”.

Come spiega il docente, però, è ancora troppo presto per tirare le somme per la vendemmia, nonostante i timori siano reali: l’eccesso d’acqua, infatti, non giova assolutamente ai vigneti soprattutto nella fase finale della maturazione dove ci possono essere ricrescite vegetative che competono con l’accumulo di zuccheri nella bacca che in questo periodo dovrebbe essere l’organo bersaglio da parte della pianta: “Questa è la preoccupazione che si avverte in zona. Dobbiamo confidare in una fine di stagione assolutamente senza pioggia, con giornate di sole. Beneficiamo, per altro, di escursioni termiche, tra giorno e notte, assai elevate che possono favorire l’accumulo di aromi e di composti fenolici nell’uva rendendo il vino che ne potrà derivare molto riconoscibile e originale. – conclude il docente – Tutte le previsioni fatte in questi giorni non sono certe, anche perché le uve, come quelle destinate all’Amarone, hanno ancora tempo per maturare”.