Storie di storia: “Un ragazzino davvero talentuoso”

Mozart

La chiesa di San Tomaso, gremita di persone, attendeva impaziente che un giovanissimo Mozart dimostrasse di avere quel talento di cui si parlava tanto. Era il 7 gennaio 1771 e in quel giorno Verona fu testimone (inconsapevole) di una delle primissime esibizioni pubbliche del musicista e compositore austriaco.

di Marco Zanoni

Correva l’anno 1771, era il 7 gennaio e faceva un freddo boia. Le campane della chiesa di San Tomaso suonavano a festa, erano da poco passate le undici e la carrozza procedeva a rilento tra i sampietrini, i garzoni e gli ambulanti che strillavano sul Lungadige, appena dopo il Ponte Nuovo. Una piccola folla già attendeva nella piazzetta. Popolani e nobili mescolati tra loro e attirati dalla curiosità di vedere, ascoltare, insomma di confutare la bravura di quel giovinetto di appena tredici anni elegantemente vestito e profumato che scese dalla carrozza seguendo il padre Leopold, orgoglioso quest’ultimo, per tutto l’interesse suscitato dal suo figliolo. La gente s’accalcava, cori entusiasti salivano verso un cielo senza nuvole: “che bel buteleto” dicevano le donne, “lè massa picolo” seguitavano gli anziani, “sì tuti mati” decretavano i disinteressati di passaggio. I preti si fecero largo tra la folla e fecero passare i due ospiti attraverso il chiostro. Nessuno si aspettava una risposta di pubblico di quella portata, nessuno sospettava di poter assistere alla performance di una star che da lì a qualche tempo sarebbe diventata internazionale (anche nei decenni, e parecchi, a venire). La folla s’accomodò tra i banchi della chiesa e attese. Il ragazzino prese posto, c’era un organo da suonare, c’era da lasciar estasiato il pubblico, c’era infine da confermare il talento che l’Accademia Filarmonica due giorni prima aveva sancito. Quel ragazzino ha un gran perizia e ci sa davvero fare, avevan­ detto i professoroni. C’era quell’organo si diceva, costruito nel 1716 da Giuseppe Bonatti da Desenzano. Così Wolfgang cominciò a pigiare sui tasti mentre le gote s’imporporavano per la concentrazione. L’organo accompagnò magnificamente l’improvvisazione del giovinetto e così dai banchi si levò un coro di “lè proprio bravo” e “robe da non creder”. Narra la storia (che non è leggenda anche se un po’ ci assomiglia) che su quell’organo alla fine dell’esibizione Amadeus (il secondo nome dell’artista) ci abbia inciso sopra le sue iniziali con un temperino. Correva l’anno 1771, era il 7 gennaio e faceva un freddo boia. In quel giorno, a Verona, un Wolfgang Amadeus Mozart fece una delle sue prime esibizioni in pubblico. Che poi non si dica che Verona non è mai stata al centro della Storia, quella con la “S” maiuscola s’intende.