Sversamento dell’Adige, l’impatto sull’ecosistema lacustre

Non veniva aperta da 16 anni ed è stata usata quest’anno per la dodicesima volta dalla sua costruzione, avvenuta nel 1959. La galleria del Garda sembra aver salvato Verona dall’Adige che, nell’ottobre scorso, aveva minacciato la città di esondazione. Lo sversamento delle fredde acque del fiume in quelle tiepide del Benaco però, potrebbe aver avuto un impatto significativo sull’ecosistema del lago, per il quale si era parlato di un recupero lungo decenni. Ora, a circa un mese dalla chiusura dello scolmatore, abbiamo cercato di contare i danni effettivi insieme a David Bolzonella, professore ordinario presso il dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona.

Non è facile dimenticare le immagini che hanno testimoniato la prorompenza con cui, tra il 29 e il 30 ottobre scorso, le acque infuriate e fangose dell’Adige si sono aperte la strada nel Benaco. Una macchia che si espandeva con il passare del tempo, dallo scolmatore Mori-Torbole che ha riversato in circa 15 ore più di 17 milioni di metri cubi di acqua nel lago di Garda. Una mossa sofferta, certo, ma necessaria per evitare a Verona e ai suoi abitanti l’esondazione. Un sacrificio che, però, come ha ricordato la Comunità del Garda, non deve rappresentare la regola, ma l’eccezione. Sì, perché l’apertura della galleria, lunga quasi 10 chilometri e costruita tra il 1939 e il 1959 proprio per far defluire le acque dell’Adige in caso di pericolo inondazione nelle zone del Trentino e del Veneto, comporta delle conseguenze, almeno a livello teorico.

In particolare l’aspetto più allarmante riguarda lo shock termico e l’alterazione del microclima, pericolosa per la fauna acquatica che abita nel lago. Ma si è parlato anche della probabile immissione di elementi nocivi come cromo e metalli pesanti. Per quanto riguarda il capitolo della quantità di acqua? A spiegarcelo è stato il professor David Bolzonella, docente presso il dipartimento di Biotecnologie dell’ateneo scaligero: «Dal punto di vista del comitato del Garda le motivazioni per evitare lo sversamento c’erano. Tuttavia stiamo parlando di 17 milioni di metri cubi acqua, che sembra un volume immenso, ma paragonato al volume del Garda rappresenta lo 0,03%. Il lago, infatti, ha un volume di 50 km₃, essendo uno dei bacini idrici più grandi d’Europa. – spiega il docente – È chiaro che si è versata una massa d’acqua che è insignificante rispetto al bacino che l’ha ricevuta, ma è pur vero che quello che sto riversando (per colore, temperatura e quantità di solidi) rappresenta un problema. Dobbiamo infatti immaginare che tutto il materiale solido, sabbie, limo, argille (ciò che un fiume si porta dietro), una volta travasato nell’acqua del Garda, va ad incidere sulla trasparenza, va a depositare materiali sul fondo e non solo».

Oltre alla trasparenza del lago, però, le conseguenze si fanno sentire anche per la fauna lacustre: «Nei periodi riproduttivi le uova dei pesci sono depositate sulle rocce e sulle alghe del fondo e andare a ricoprirle con il limo vuol dire ammazzarle. – continua il docente – Diminuire la trasparenza poi vuole dire anche impedire ai cacciatori come il luccio e le trote di grandi dimensioni di vedere le prede e attaccarle. Si creano delle perturbazioni nella catena trofica, quindi i danni ci sono ma vengono superati».

A garantire ciò gli organismi preposti, tra cui Arpa Veneto e Arpa Lombardia che hanno iniziato subito numerose campagne di monitoraggio delle acque. «La primissima valutazione è stata di carattere microbiologico, perché nel lago sono presenti anche le prese dei paesi che usano l’acqua del lago come acqua potabile. Chiarito che non ci sono patogeni o virus portati dallo sversamento, automaticamente la situazione è sicura dal punto di vista epidemiologico. E questo è già un primo risultato» afferma Bolzonella. A destare preoccupazione, principalmente, la differenza di temperatura tra l’acqua del lago e quella dell’Adige che ha così creato moti sul fondo, dove sono presenti anche sostanze nocive come i policlorobifenili, sversati negli anni precedenti nel lago dalle fabbriche. Ma ad oggi, dopo più di un mese di distanza, quali sono i danni reali per il Benaco? «Escludiamo conseguenze drammatiche: le analisi microbiologiche ci dicono che non ci sono problemi particolari e il recupero potrà avvenire tra pochi anni» assicura il docente.

Un evento eccezionale, quindi, che però dovrebbe fungere da monito per l’umanità: «Il clima sta cambiando e i tempi di ritorno si stanno accorciando. – dichiara Bolzonella – Mentre si avevano eventi di questo tipo due volte in un secolo, oggi probabilmente ciò può succedere un anno sì e uno no. Si può quindi cominciare a ragionare su altre soluzioni alternative all’uso dello scolmatore come quella di fare la parziale diversione delle masse d’acqua su altre valli. L’uomo da sempre convive con queste situazioni un po’ estreme e ogni tanto paga il conto».

 

 

Monitorare il lago (anche) con i droni

È la proposta del progetto europeo IntCatch, che qui in Italia si è sviluppato proprio nel lago di Garda grazie alla collaborazione del dipartimento di Informatica dell’Università di Verona. I droni (piccole barchette con diversi sensori posti sulla chiglia) possono infatti raccogliere informazioni su temperatura, ossigeno disciolto, elettroconducibilità e Ph in modo autonomo. Una tecnologia che potrebbe rappresentare una risorsa proprio in caso di eventi disastrosi come quello avvenuto nell’ottobre scorso.