Morgan ha omaggiato il poeta Faber

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De Andrè come padre della canzone italiana. Così Morgan ha definito il cantautore ligure che, ieri sera, è tornato in vita in occasione dello spettacolo Faber poeta in musica, organizzato per il Festival della Bellezza proprio dal fondatore dei Bluvertigo.

Al Teatro Romano, infatti, Morgan ha omaggiato in modo intimo e personale l’arte poetica di Fabrizio De Andrè ripercorrendone i testi, gli arrangiamenti e le interpretazioni alterandole con stili diversi, dal classico al rock fino al sinfonico. Accompagnato dall’Orchestra Machiavelli, ensemble veronese di fama internazionale composta da musicisti under 35, Morgan si è immerso nel pathos e nei personaggi delle canzoni più celebri del poeta, come il soldato Piero o il musicista Jones in un concerto dove la musica viene elevata a dorma d’arte.

Da artista trasformista, sopra e dentro le righe, estroso e colto musicista, Morgan si è immerso nel pathos e nei personaggi delle canzoni, celebri e emblematici come il soldato Piero o il musicista Jones, e l’amore stesso, che viene e va, o perduto per sempre.

Grande studioso e interprete della canzone d’autore italiana, Morgan si è approcciato a De André con l’ammirazione del collega e la riverenza di chi riconosce la potenza espressiva del genio. Nell’atteggiamento spregiudicato e indipendente dei due diversi artisti c’è molta più comunanza che distacco, al di là delle differenze stilistiche. Il Pirata della canzone e il Poeta si erano già incontrati nel 2005, alla seconda incisione da solista di Morgan, quando sotto l’egida di Dori Ghezzi l’album di Fabrizio De André Non al denaro non all’amore né al cielo era tornato in vita ad opera del fondatore dei Bluvertigo.