Mio tenero germoglio

Secondo un’antica credenza dei cimbri, popolazione che si è installata in Lessinia a partire dal tredicesimo secolo, cielo e Madre Natura vivevano in un connubio talmente stretto da ritenersi uniti in un mitico matrimonio. Legati entrambi alla fertilità, le loro intenzioni e i loro poteri, messi insieme, potevano dar vita al rigoglio o alla distruzione dei raccolti.

Oggi, anche se in Lessinia la stagione è ancora un po’ incerta, lassù la leggendaria coppia sembra aver fatto anche quest’anno il suo dovere. La natura è esplosa, le valli si sono rinverdite, i vai sono punteggiati di colori vividi, le montagne si sono risvegliate e i pascoli sembrano giardini paradisiaci che ondeggiano insieme al vento di primavera. Insomma, tutto è un pullulare di vita, di colori, di rumori e di odori, tanto che aprire una finestra in Lessinia nel maggio odoroso cantato da Leopardi, potrebbe essere annoverata tra le migliori esperienze da compiere nella vita. Tra i fiori che sbocciano e si spalancano ovunque sotto i nostri occhi, prende vita anche il fascino sicuramente meno appariscente delle erbe officinali che costellano di grande ricchezza il territorio della Lessinia. Partiamo, innanzitutto, dalle definizioni. Il concetto di erba officinale comprende sia le cosiddette erbe aromatiche, contenenti appunto gli “aromi”, sostanze che emanano un odore buono e che sono ricche di oli essenziali (usate soprattutto in cucina per insaporire i cibi ma anche per la produzione di profumi, liquori e prodotti di bellezza), sia le erbe e i vegetali che vengono utilizzati a scopo medicinale o fitoterapico. Per fare degli esempi concreti, partendo da queste due categorie, ogni abitante della Lessinia riconoscerebbe a chilometri di distanza l’odore del tortèl appena sfornato, ed è praticamente impossibile trovare qualcuno che abbia potuto sottrarsi ai suffumigi a base di catiorà. Il tortel è un dolce tipico della montagna e della collina veronese fatto con l’Erba Madre, (vd la ricetta accanto, ndr) pianta che si trova molto spesso allo stato selvatico, conosciuta in italiano con il nome di partenio. L’odore di Erba Madre che si sprigiona ogni volta che si cucina il tortèl porta con sé antichi ricordi di merende fra bambini o di giorni di festa in cui avere a disposizione un dolce era l’evento degli eventi.

Allo stesso modo, chiunque in Lessinia sia stato catturato da un brutto raffreddore si è sottoposto ai fumi con la catiorà. Nota come “siderite” o stachys recta, questo tipo di pianta viene raccolta tra la primavera e l’estate e poi viene lasciata essiccare in un luogo buio e asciutto. Così, quando sopraggiungerà l’inverno, se ne potrà prendere una manciata per farla bollire nell’acqua e respirarne poi il vapore acqueo. Se poi si vogliono ascoltare i suggerimenti di qualche nonna montanara – sicuramente discendente di una di quelle donne considerate streghe perché custodi dei segreti del mondo vegetale –  dovete lavarvi il viso con l’acqua in cui avete bollito la catiorà partendo dalla fronte verso il basso, per un numero di volte dispari ma superiore di tre. Dopodiché potreste anche trasformarvi in un ranocchio, o magari, in un principe perché non vi siete mai accorti che ranocchio lo eravate già, oppure trovarvi in una foresta tropicale a sfuggire a pappagalli e colibrì vestiti da pirati o da ballerine del Moulin Rouge: sappiatelo. Al pari della catiorà anche il ginepro e le sue bacche possono essere utilizzate per fare i suffumigi o confezionare sciroppi, oltre che per cucinare la carne soprattutto di selvaggina. Con l’arrivo della primavera, si sa, nessuno vuole pensare ai malanni della cattiva stagione, e la maggior parte delle persone è già concentrata sulla cosiddetta “prova costume”(per cui, per contrastare la ritenzione idrica e aiutare il processo di depurazione di reni e fegato, si può ricorrere al tarassaco che ha notevoli proprietà diuretiche). Anche se, purtroppo, prima o poi l’inverno ritornerà. Voi avrete fatto gli splendidi in spiaggia e persino la crema solare avrà esultato di fronte alle forme perfette del vostro corpo, ma quando il naso vi colerà come un rubinetto, la tosse vi farà sussultare come treno a vapore e non avrete nemmeno un mazzetto di catiorà, beh, insomma, noi ve l’avevamo detto.

 

Un libro “fiorato”

È stato presentato nel mese di maggio il volume Flora della Lessinia e del Carega di Luciano Costantini e Maurizio Trenchi, edito dal Gav (Gruppi Alpinistici Veronesi). Si tratta di una pubblicazione in cui vengono inventariate ben novecento varietà di fiori che costellano il territorio della Lessinia, dalla fascia pedemontana fino alle cime più alte. Le varie specie sono raggruppate secondo l’habitat da loro prediletto e ad ogni fiore viene dedicata una scheda corredata di foto, informazioni sull’ecologia, il periodo di fioritura, la tossicità e la protezione. Il libro è accessibile anche ai non esperti e mira non solo a far conoscere le caratteristiche della flora dell’altopiano veronese, ma a far comprendere che la tutela di ogni singola specie è alla base di quell’equilibrio naturale dal quale dipende la vita di ognuno di noi.

 

 

La ricetta del Tortèl:

Ingredienti:

  • 50 grammi di erba madre
  • 300 grammi di farina
  • 150 grammi di zucchero
  • 3 uova
  • 1 bicchiere di latte
  • 1 bicchiere di olio di semi
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • zucchero a velo
  • sale

 

Procedimento:

Unite le uova allo zucchero, aggiungete poi il latte, l’olio e il sale. Incorporate l’erba madre tritata finemente, la farina e il lievito. Versate il composto ottenuto in uno stampo per dolci e cuocete in forno per 35 minuti a 180°. Una volta cotto, togliete il tortèl dal forno, lasciatelo raffreddare un po’ e poi spolverizzatelo con lo zucchero a velo. Se potete, assaggiatelo ancora tiepido. Non ve lo dimenticherete mai più.

 

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