Il medico che prescrisse l’allegria e fece nascere il Carnevale in Lessinia

Esistono infinite leggende nate per raccontare la nascita del Carnevale. E nemmeno noi veronesi facciamo eccezione.

Di Michela Canteri

Una leggenda diffusasi in Lessinia, ad esempio, racconta di come i festeggiamenti carnevaleschi siano stati incoraggiati da un medico di montagna, il quale, di fronte allo stato di stanchezza e di apatia dei montanari, affetti dal cosiddetto “stalaìsso” (parola che indica l’odore di stalla, ossia il luogo in cui i montanari stavano rinchiusi durante il lungo inverno uscendone quasi depressi), suggerì loro di mascherarsi e di andare di contrada in contrada a far festa.

Detto fatto: i montanari accolsero molto volentieri il suggerimento, ma i loro istinti goderecci provocarono l’immediato intervento del parroco, guida spirituale di queste comunità, il quale concordò con il medico che dopo i festeggiamenti carnevaleschi doveva seguire un periodo di penitenza. È così che nacque la Quaresima.

Non è un caso che il Carnevale abbia luogo nel periodo dell’anno in cui la morte della natura lascia il passo al suo risveglio. In alcune civiltà antiche la fecondità della terra era strettamente collegata al ridere, tanto che la semina era accompagnata dal riso. E non è un caso che tale momento termini con la Quaresima, che i cristiani fanno coincidere con la fine dei riti delle purificazioni romane, durante le quali si viveva una fase di sregolatezza e disordine per poi tornare alla normalità.

Ciò che ci ricorda il Carnevale e, in particolare, la leggenda lessinica, è che divertirsi fa bene alla salute. Ricordiamoci come ci siamo sentiti dopo che l’ultima risata ci è scoppiata nel petto. È stato bello, vero? E allora ascoltiamo quel dottore là. Spogliamoci dei nostri panni a volte troppo pesanti e travestiamoci di allegria.

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