La pietra sacra sul monte dell’Aurora

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Un blocco di pietra bianca posto all’incrocio di cinque sentieri sulla dorsale di Montorio. Intorno a questa pietra la storia diventa leggenda e la leggenda mito, alla ricerca della sua originaria funzione legata in qualche modo con le origini della città.

CHI DI NOI NON È RIMASTO AFFASCINATO dalle storie e dalle leggende? Verona è ricca di questi racconti, alcuni dei quali hanno segnato anche la cultura figurativa di intere zone, come la Lessinia, dove la tradizione popolare trasmette di generazione in generazione i fantastici racconti di fade e anguane.

Non è da meno il Pilotòn di Montorio, un pesante monolite di pietra bianca che sorge sul crinale che sale da Montorio verso San Fidenzio, all’incrocio con i sentieri che conducono rispettivamente a Novaglie, San Fidenzio, Mizzole, Montorio e Gazzol. A prima vista sembra un semplice blocco di pietra, posto forse per delimitare le proprietà agricole, ma chi lo conosce da sempre, come i montoriesi, è sicuro che dietro a questo menhir vi sia molto di più.

Le teorie si rincorrono, si mescolano con la tradizione e la leggenda e il Pilotòn, un po’ come il complesso megalitico di Stonehenge nella contea britannica dello Wiltshire, sopravvive ai millenni, affascinando grandi e piccoli in quella che potrebbe essere un’antichissima testimonianza dei primi insediamenti abitativi di Verona.

Concretamente si tratta di un blocco di pietra conficcato nel terreno e leggermente lavorato sulla superficie, che in origine misurava 3,2 metri di altezza e che, in epoca recente, ha perso parte del suo blocco, forse spezzato da un fulmine o da un atto di irresponsabili. All’inizio del Novecento, il Prof. Umberto Grancelli ha condotto ricerche storiche e archeologiche sul Pilotòn classificandolo come “betilo” di età romana, quindi intorno al 150 a.C., ovvero una pietra posta sempre in luoghi sacri.

Secondo Grancelli la posizione del Pilòton seguirebbe l’orientamento solare del piano di fondazione di Verona romana. Il monolite sarebbe infatti in linea con la pianta della città, tanto che prolungandone la linea d’orizzonte, arriverebbe a segnalare il punto in cui il sole sorge su Verona il 21 giugno, motivo per cui i montoriesi si radunano intorno al Pilotòn proprio per celebrare il solstizio d’estate. Una funzione che sposerebbe la teoria secondo cui Montorio abbia origine dalla denominazione “Mons Aureus”, ovvero “monte dell’aurora”. Questa funzione quasi celebrativa lascerebbe pensare che, proprio come il citato Stonehenge, anche il Pilotòn possa essere stato circondato in cerchio da un’altra serie di menhir, ad avvalorare ipotetiche funzioni astronomiche e astrologiche. Un complesso più ampio che avrebbe dato la possibilità di seguire gli spostamenti degli astri o di creare rudimentali orologi e calendari.

SECONDO ALBERTO E GIOVANNI SOLINAS, che tornarono a studiare il Pilotòn in epoca più recente, la pietra è probabilmente risalente al periodo preistorico definito Bronzo Medio (1500 a.C) ed è lo stesso Alberto Salinas che scrive come: «all’inizio del 1977 una vecchietta del luogo mi raccontò come i suoi nonni accostassero l’orecchio al Piloton per sentire il rumore del mare o quello dei cavalli in corsa» o ancora «in primavera le ragazze dopo aver ascoltato la messa a San Fidenzio andavano al Pilotòn e appoggiavano l’orecchio, per sapere se entro l’anno avrebbero incontrato il fidanzato».

Un’altra ipotesi sostiene, invece, che questa pietra non fosse nient’altro che un segnale, un’indicazione che i romani posero per segnalare il numero progressivo delle miglia e anche questa funzione potrebbe rintracciarsi nel fatto che qui, nell’epoca ben più recente del Regno Lombardo Veneto (1814-1886), si incontravano i confini dei comuni di Poiano, Santa Maria in Stelle, Montorio e Castel San Felice.

Un luogo che vive della magia e dell’incertezza del tempo e che, come tutte le misteriose leggende che aleggiano sul nostro passato, nasconde segreti sui quali si sono probabilmente costruite le nostre società. Un motivo in più per andare a visitarlo, non fosse altro perché sorge in una delle zone più panoramiche e scenografiche di tutta la provincia.

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