Di Goethe e del primo derby Verona-Vicenza

«Forse non tutti sanno che…», potrebbe essere un buon inizio per un articolo che si propone di riportare alla luce un fatto storico sconosciuto anche ai concittadini più appassionati del gioco del pallone. Correva l’anno 1786, era il 16 di settembre e il poeta tedesco Johann Wolfgang Von Goethe si aggirava per la nostra città rimanendo affascinato dalle sue bellezze storiche, dai suoi paesaggi e dei suoi cittadini (compresa una sua definizione molto poetica di quel “veronesi tuti mati”, che potrete trovare scovando nelle edizioni precedenti di questa rubrica, vd Pantheon 83-settembre 2017).

In quegli anni, nell’ampio spazio che correva dalle mura della vecchia cinta scaligera-viscontea alla strada, si giocava a pallone: da qui il nome che fu poi dedicato alla via. Si trattava in realtà dell’esibizione del “pallone con il bracciale”, un gioco nato nelle corti rinascimentali, derivato della pallacorda e tra gli sport di squadra più antichi praticati in Italia. Così Goethe assistette al primo derby: Verona sfidava Vicenza. Scrive il poeta «[…] vi potevano essere da quattro a cinquemila spettatori. Non vidi però alcuna donna. Ancora prima di giungere sul luogo udivo i battimani (e senz’altro qualche moccolo, ndr) coi quali si faceva plauso ad ogni bel colpo […] – e poi ancora – […] i giocatori sono tutti giovani, arditi, vigorosi; vestiti tutti in corto, ed interamente di bianco, e portano un segnale colorato per distinguersi i due campi combattenti». Lo scrittore tedesco conclude poi «[…]mi fece meraviglia però vedere questo gioco in vicinanza di un antico muro della città, dove non vi era nessun comodo di sorta per gli spettatori, specialmente per persone distinte. Perché non si fa cotal gioco nell’Anfiteatro, che tanto vi si presterebbe?». La praticità e il pragmatismo tedesco insomma, proponevano di risolvere la questione trasformando l’Arena nel primo stadio cittadino!

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