Gardaland ha un nuovo direttore artistico: Antonio Giarola

È uno dei massimi esperti in spettacoli equestri e circensi. Ha lavorato in tutto il mondo facendo della sua passione un mestiere. Ha appena ottenuto l’incarico per la creazione e la gestione di tutta la produzione degli show di Gardaland Resort. Ma, alla fortuna, Antonio Giarola ci crede poco;  «ciò che ho me lo sono guadagnato con fatica». Noi lo abbiamo intervistato nel suo ufficio, dove ha sede il Cedac, il centro di documentazione delle arti circensi, tra volumi, fotografie, vestiti di scena e oggetti di spettacolo.

di Erika Prandi

«AVREI VOLUTO fare il liceo artistico, invece mio padre ha voluto che facessi ragioneria». Se ci fossero stati dubbi sulla sua inclinazione verso le arti, Antonio Giarola le ha chiarite subito. Il suo è stato un percorso iniziato a sedici anni, per «un colpo di fulmine», come l’ha definito lui. Anzi, di più: «una folgorazione, anche di tipo erotico». Non ci si aspetterebbe mai un risvolto del genere pensando al circo, eppure è stato così. «Vidi lo spettacolo degli Orfei “Mille e una notte” in cui vi era una coppia di contorsionisti di Las Vegas in cui lei indossava una calzamaglia a rete con le stelle sul seno e uno slip molto succinto. Ne rimasi colpito». Da li è iniziato il suo percorso, dapprima con il teatro come aiuto regista, poi nel mondo circense. «L’obiettivo che mi sono posto, fin da giovanissimo, è fare ciò amo».

Per questo motivo ha rinunciato al lavoro di famiglia, tranquillo e agiato, del Gardaland_Fantasy Kingdom_4926consulente del lavoro. E, lui, tra tutti e sette i fratelli, era l’unico vero appassionato di arte. «Mio padre era un collezionista ma ci portava anche spesso a vedere il circo. Diventammo amici di una famiglia circense e molti anni dopo, quando decisero di chiudere, gli proposi di fare uno spettacolo insieme. Era il 1983 e io avevo ventisei anni».

NON CI PENSÓ due volte e decise di vendere la sua casa per creare una società e poter entrare così nella gestione dell’impresa. Fu un successo, artistico ma non economico. Se negli anni Settanta il circo era diventato una sorta di varietà, Giarola l’ha portato vicino al teatro. «Per me era una storia. Con il Clown’s Circus ho creato un arco di accesso e a tutti dicevo: “Appena siete passati, dovete dimenticare tutto perché siete entrati nel mondo del circo”. Poi una persona truccava i bambini e sporcava il naso agli adulti. Il messaggio era chiaro: lasciatevi andare, tornate piccoli. Ecco, io mi considero ancora un bambino. Quando perderò la capacità di stupirmi e di emozionarmi smetterò di fare questo lavoro».

Emozione. È il marchio che contraddistingue i lavori di Antonio Giarola che descrive il circo come «uno scrigno magico che ha raccolto tutto ciò che era di moda e spettacolare dal punto di vista Gardaland_Mammut_4888dinamico. L’acrobazia è un mondo a parte: è il mondo dell’impossibile, del rischio, del sangue, dei profumi strani, degli artisti che, come Picasso, hanno trovato nel circo la più grande ispirazione, perché è il mondo della precarietà. È un mondo bohemien legato all’itineranza. Il circo racchiude l’impossibile, l’arte nella sua quintessenza, perché il poter volare, fare delle acrobazie a cavallo, sono cose che fai se sei in qualche modo un super uomo. Ecco, per me l’acrobazia a cavallo è la massima sublimazione perché unisce la danza al cavallo».

NELLA SUA NATURALE evoluzione, il mondo circense ha cambiato spettacoli, modi di interagire con un pubblico sempre più esigente. «La mia teoria è che non può più andare verso lo stupore della cosa tecnologica. Può rinnovarsi solo se è in grado di emozionare». Nelle sue molteplici regie, Giarola non ha perso l’occasione di inserire poesia, arte figurativa, musica e danza. Un potpourri di arte che è sfociato, tra gli altri, nello spettacolo White. Ma non solo.

Giarola ha lavorato nei più importanti circhi del mondo, ha creato storie, scritto libri, articoli, diretto opere teatrali, spettacoli di carnevale ed equestri, ha aperto il Cedac, uno dei più importanti centri di documentazione delle arti circensi del mondo. E, ora, Gardaland. «Un punto di arrivo». Con lui la sua compagna, Elena, conosciuta nel suo primo spettacolo e ritrovata dopo trentacinque anni. Di lei una foto dei suoi esordi un po’ sbiadita, appesa alla parete del suo ufficio, una piccola ma luminosa stella in mezzo al firmamento dei suoi successi. Guardandola, vestita da Pierrot, la convinzione: «Se non ci fosse questo..». L’amor che move il sole e l’altre stelle, viene da pensare. Perché, il circo, come la vita, «è solo un involucro».