“Festival per la vita”: tra testimonianze e nuove terapie

Si è concluso il primo Festival per la Vita a Verona. Modello di eccellenza portato nel corso dei due giorni è stato il Policlinico Gemelli di Roma, che ha illustrato nuovi metodi di cure palliative intrauterine.

Politiche a sostegno della famiglia, soluzioni alla denatalità e tutela della vita. Di tutto questo si è parlato nel corso della prima edizione del Festival per la vita, tenutosi il 16 e il 17 febbraio a Verona. La due giorni, che si inserisce negli appuntamenti della 40° Giornata nazionale per la Vita, è stata promossa dall’Associazione ProVita Onlus e dal Comitato “Difendiamo i nostri figli” di Verona con il patrocinio della Regione Veneto, del Comune e della Provincia di Verona.

Tante le testimonianze portate dai medici che hanno rinunciato a praticare l’aborto in Italia e all’estero. In particolare sono intervenuti Antonio Oriente, chirurgo specialista in ginecologia testimonial del movimento Prolife, il pediatra francese Xavier Dor e il presidente europeo dei medici cattolici, l’austriaco Bernard Gappmaier.

Protagonista del festival è stato il Policlinico Gemelli di Roma, che ha portato il suo esempio di eccellenza nell’ambito delle terapie fetali intrauterine e le cure palliative prenatali grazie all’equipe del ginecologo Giuseppe Noia. Il team ha illustrato come attuando la palliazione analgesica e clinica, le sopravvivenze siano passate dal 12% al 71%. Inoltre, quando non ci sono possibilità di sopravvivenza per i piccoli pazienti si propone un comfort care, cure compassionevoli per dar dignità all’esistenza umana fino all’ultimo istante. Anche in quest’ottica è nato l’hospice perinatale, un luogo medico in cui vengono effettuate cure  pre e post neonatali dove le famiglie vengono affiancate da specialisti che offrono assistenza.

L’assessore regionale all’istruzione, formazione e lavoro, Elena Donazzan, ha poi presentato la legge di modifica delle norme regionali sulle attività funerarie approvata dal Consiglio lo scorso 20 dicembre. Una legge che stabilisce l’obbligo per tutte le strutture sanitarie del Veneto di dare degna sepoltura ai resti dei concepiti, a seguito di aborto spontaneo o procurato, anche al di sotto delle 28 settimane di gestazione.

Presente al festival anche il sindaco di Verona Federico Sboarina e del vicesindaco Lorenzo Fontana, che sono intervenuti parlando della centralità della famiglia nella politica amministrativa del comune scaligero e dell’intreccio causa effetto tra crisi economica e natalità. In questo contesto è stata presentata l’iniziativa del Baby Bonus lanciata dall’imprenditore Roberto Brazzale che, nel vicentino, ha donato l’equivalente di uno stipendio medio ai dipendenti che hanno messo al mondo un figlio o che hanno intrapreso un’adozione.