Coworking, a Verona pioniere fu Phoenix Group

Parlando di coworking e spazi di lavoro condivisi non possiamo non citare il nome di Phoenix Group e del suo presidente e fondatore Giulio Fezzi. L’azienda di consulenza veronese nata esattamente dieci anni fa, nel 2008, è stata tra le prime nella nostra città ad adottare questo modello organizzativo e a concedere spazi di lavoro nella sede di via Torricelli 37, lo “Smart Office”, a giovani e a start-up d’impresa.

«L’idea nacque da un’intuizione forse anticipatoria, ma fonda le sue radici diversi anni prima quando stipulammo una convenzione tuttora attiva con l’Università degli Studi di Verona – racconta Fezzi – L’obiettivo era quello di mettere a disposizione degli spazi che fossero il primo luogo di elezione, in cui iniziative d’impresa (oggi chiamate start-up) potessero trovare casa e crescere in un contesto di sviluppo condiviso».

Una scommessa vinta visto che in questi anni sono molte le realtà che sono passate da via Torricelli e tante le collaborazioni con istituti di ricerca e università, non da ultima quella che ha portato in visita gli studenti del master in business administration di Richmond. «Una grande soddisfazione. – prosegue il presidente di Phoenix – Il core della nostra mission è creare valore per il territorio senza che questo si traduca in una chiusura del territorio su se stesso. Vorremmo attrarre esperienze esterne, anche dall’estero così come è accaduto qualche mese fa con gli studenti americani, per trovare uno scambio proficuo».

A proposito del decennale dell’azienda: «Sono stati anni intensi e faticosi, ricordo come due mesi dopo la nascita di Phoenix arrivò il mese di agosto e si aprì la stagione della crisi dei mutui subprime con la conseguente catastrofe finanziaria dalla quale solo adesso stiamo lentamente uscendo. Anche per questo cercammo di trovare soluzioni alternative, fuori dagli schemi, come gli spazi condivisi, ma non solo quelli: anche le relazioni, i contatti, i modelli di sviluppo e ricerca». «Il territorio veronese potrà trovare percorsi di crescita se saprà trovare grandi percorsi di cooperazione, a tutti i livelli» conclude Fezzi.

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