Con i carri sull’Adige

Nell’ultimo scorcio di inverno dello scorso marzo i veronesi hanno compreso che il termine “buriana” non indica solo trambusto o scompiglio. Merito del famigerato Burian che spirando gelido dalla Siberia ha ricoperto la nostra città sotto una spessa coltre di neve. Nel corso della sua storia secolare Verona è stata frequentemente accompagnata da episodi di gelo epocali che non solo hanno fatto notizia ma che ci hanno portato in dote quel ghè uno sbòro càn tramandato di generazione in generazione. Spulciando tra le cronache veronesi ci si imbatte in episodi curiosi che meritano di essere raccontati. Il grande freddo del 1929 per esempio, quando per il gelo si seccarono i gelsi e le viti. Queste ultime in particolare ne uscirono talmente male che dovettero essere sostituite nella loro quasi totalità a favore dell’impianto dei vitigni americani, più solidi e resistenti. Il clinton” conserva nel nome la sua derivazione americana, quel vino appunto (in dialetto il clinto) che è stato per decenni il vino dei contadini, robusto come il “sangue di bue” e ottimo accompagnamento a polenta e salame.

Altri episodi raccontano gli inverni rigidi, come quello del 1216 che mieté numerose vittime che dal freddo persero la vista o perirono nei loro letti. Quindici anni dopo, nel 1234, si ripeté lo stesso fenomeno “per li venti che soffiarono e per le molte nevi che caddero…i fiumi e massimamente il nostro Adige si congelò che vi s’andava sopra co’ carri come per la stessa terra si faceva”. L’anno dopo “fu si gran carestia nella nostra città che molti furono costretti a cibarsi di radici d’erba e di foglie e di scorcie di arbori ridotte in polveri” (L. Sormani Moretti). Andò meglio a quelli del’29 a clinto, pane e salame. La memoria contadina ricorda questi eventi come delle vere disgrazie che segnarono come appuntamenti inevitabili la vita, il lavoro e la stessa cultura della gente. Un proverbio popolare sottolinea che le sventure sono castighi “dell’Altissimo di Sopra” e le accosta alle disgrazie causate dagli “Altissimi di sotto”, sempre in guerra tra loro: “Bombe dei potenti e disgrazie dei portenti”. Il gelo quindi non è una novità: armatevi di pazienza e di una buona scorta di grappa.