Allevatori della Lessinia a Como per il tema “lupo”

Lupo lupi

L’Associazione transfrontaliera italo-svizzera AmAMont per la ruralità alpina, per la montagna da vivere e per la cooperazione tra regioni e cantoni si è riunita per il suo incontro- evento annuale in Val Cavargna in provincia di Como.  Un’occasione per riflettere sul tema dei grandi predatori delle montagne e sui loro effetti sul territorio a cui a partecipato una delegazione della Lessinia.

Oltre cinquanta i presenti all’incontro di AmAMont, che hanno fatto visita alle valli di montagna ai piedi di due laghi importanti come quello di Lugano e di Como, sull’Alpe di Rozzo sopra a Cusino e agli allevatori che operano al limite della sostenibilità, in località Vegna.

Nella serata dello scorso 6 ottobre, si è tenuto un incontro-dibattito con gli allevatori delle Valli Trezzo, Cavargna, Albano, Intelvi e della Lessinia, sul tema “i grandi predatori e la loro gestione”. Un argomento che sta occupando da un paio d’anni la quotidianità di queste valli di montagna toccate da numerose predazioni, anche per la probabile presenza attiva di lupi in provenienza dalla vicina Svizzera e più precisamente dalla muta che si è formata in Val Morobbia.

Un problema che riguarda anche le nostre montagne veronesi dove le incursioni dei lupi mietono vittime tra il bestiame degli allevatori della zona che si dicono preoccupati, non solo per il futuro delle proprie aziende ma anche per la loro incolumità. I predatori infatti si avvicinerebbero pericolosamente alle abitazioni tanto da far temere agli abitanti di uscire con il buio o di lasciar giocare i bambini all’aperto. Ad aumentare il malcontento della popolazione il fatto che la legge sulla protezione assoluta del lupo, sembra non tener conto dei bisogni di chi vive il territorio. Secondo il parere degli allevatori, la Lessinia è una zona dove c’è ancora una forte economia rurale che va tutelata e conservata e per farlo è necessario rivalutare la presenza di questa specie protetta.

Per pensare ad una soluzione adatta, AmAMont propone di guardare i provvedimenti presi nella vicina Svizzera dove inizio giugno il Consiglio degli Stati, su proposta della Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia, si è espresso a maggioranza per un ripasso delle normative che regolano il controllo dei grandi predatori, la cosiddetta la Legge federale sulla Caccia. In questo periodo questa revisione è ora in discussione al Consiglio Nazionale elvetico. Tuttavia, il margine di manovra è limitato a causa del vincolo stabilito della Convenzione di Berna, che risale al 1979. Il Consiglio federale Svizzero ha chiesto a Bruxelles a inizio dello scorso mese d’agosto di declassare il lupo da specie faunistica “assolutamente protetta” a specie faunistica “protetta”.

Nel 2006 la richiesta era stata respinta con la motivazione che le deroghe che consentono il controllo del lupo erano del tutto adeguate a tutelare le attività economiche. In realtà anche in Svizzera, stante il regime di “specie assolutamente protetta” l’attivazione delle misure di controllo da parte dei Cantoni è condizionata da complesse procedure e dall’autorizzazione dell’ Ufam, l’Ufficio federale dell’ambiente.

Queste limitazioni legali al controllo del lupo hanno consentito alla specie, presente nel Vallese sin dal 1995, di stabilire, a partire dal 2012, il primo branco nei Grigioni, cui ne è seguito un altro in Canton Ticino, in Val Morobbia, e in Vallese nella Regione dell’Augstbord, a sud di Rarogne.

La novità alla quale si appella la Risoluzione è l’ adozione di una modulazione territoriale dello status protettivo che non tenga conto però, come sino a oggi è avvenuto, solo della condizione del predatore ma anche della fragilità e del particolare orientamento socio-territoriale di determinate regioni.  Questa revisione mira a sottolineare che la coesistenza tra l’uomo e i grandi carnivori, soprattutto il lupo, può avere in certe regioni ripercussioni negative sullo sviluppo sostenibile degli ecosistemi e delle zone rurali abitate, in particolare per quanto riguarda l’agricoltura tradizionale e il turismo sostenibile, nonché altre attività socio-economiche e invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure concrete per affrontare tali questioni, in modo da non mettere a repentaglio lo sviluppo sostenibile delle zone rurali, riconoscendo nello stesso tempo la flessibilità disponibile nell’ambito della direttiva Habitat.

I convenuti all’appuntamento 2018 di AmAMont in Val Cavargna, tenuto conto del grave disagio che esiste e assilla in maniera pregnante gli allevatori, nonché le popolazioni delle regioni e Valli di montagna, invitano i Governi nazionali, unitamente agli organismi collaterali, a sostenere a Bruxelles la richiesta presentata dal Governo Svizzero di provvedere al declassamento della protezione assoluta del lupo, richiesta che sarà discussa a Bruxelles dalla speciale Commissione di gestione della Convenzione di Berna il 10 novembre 2018.