Triestina sull’orlo del baratro, il Caldiero Terme torna a sperare?
Redazione
Nel giorno in cui la Triestina avrebbe dovuto versare 1,4 milioni di euro per gli stipendi di maggio, i conti sono rimasti a secco. Il disavanzo di 4,3 milioni e i sette punti di penalizzazione già incassati rischiano di allargarsi a tredici, trascinando il club verso un fallimento che pare sempre meno ipotetico.
La società giuliana, guidata dal presidente americano Benjamin Lee Rosenzweig, ha saltato la scadenza cruciale del 1° luglio. Senza un intervento immediato, arriveranno ulteriori 3-6 punti di penalizzazione che porterebbero il totale a 13-14 punti di svantaggio per il campionato 2025-26. Il direttore sportivo Daniele Delli Carri è pronto alle dimissioni, mentre l’allenatore Giorgio Gorgone non firmerà il contratto.
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A centocinquanta chilometri di distanza, il Caldiero Terme assiste al dramma con sentimenti contrastanti. Il club veronese, retrocesso ai playoff proprio contro i giuliani, era stato inserito al secondo posto fra le riammissioni in Serie C, ma l’auto-candidatura last minute del Brescia ha premiato il Ravenna, relegandolo di nuovo in Serie D. Anche il Rimini però sembra essere in difficoltà.
Se la Triestina dovesse davvero farsi da parte entro il 1° agosto, si aprirebbe però un nuovo spiraglio per i veneti. Fino a quel momento, resta una sola certezza: per la Lega Pro, ancora una volta, i conti pesano più dei gol.
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