Una pedalata nella vita di Alessandro Danzi

Il paraciclista veronese «millennial» si sta imponendo con sempre maggior credibilità nella scena sportiva italiana. Per lui volere è potere: «Nella vita non bisogna mai fermarsi».

Alessandro Danzi paraciclista

Se la vita fosse un motore, la volontà ne sarebbe il combustibile più performante. Attraverso determinazione e forza di volontà si possono scalare montagne e attraversare oceani: lo sport, in quest’ottica, è un catalizzatore di sforzi e sudore.

La storia di Alessandro Danzi, paraciclista classe 2000 che corre per l’associazione Pedale Scaligero, è un inno all’impegno e alla tenacia. Nato con una disabilità al braccio destro, la giovane promessa dello sport veronese si è gradualmente imposto nel panorama ciclistico italiano, tanto da meritarsi nel 2017 la convocazione per il Mondiale Paralimpico. La kermesse sudafricana ha rappresentato una pista di decollo per Alessandro, che l’anno successivo ha partecipato alla Coppa del Mondo ad Emmen in Olanda e lo scorso settembre al Mondiale di ciclismo su strada, svoltosi sempre in questa piccola cittadina dei Paesi Bassi.

E a ventun anni, considerate queste premesse, è un dovere continuare a sognare. «Sono molto contento del mio percorso di crescita – commenta Danzi – è il sesto anno che mi dedico a questo sport, una passione, quella per la mia bicicletta, che devo a mio fratello. Ricordo ancora la prima convocazione per il Mondiale sudafricano, un’esperienza indimenticabile che mi ha formato tantissimo sia a livello umano che a livello sportivo. Nel 2018 sono stato invece convocato per la Coppa del Mondo, una manifestazione che funge da bilancia ai tecnici per tarare il livello di preparazione di noi atleti e a settembre, infine, sempre ad Emmen ho disputato gare a cronometro e su strada».

Alessandro Danzi paraciclista

All’orizzonte per Alessandro si staglia il più grande degli obiettivi. «Voglio continuare a migliorarmi, alzando ogni giorno l’asticella dei miei limiti – prosegue – mi piacerebbe in futuro qualificarmi per un Olimpiade, meta finale per ogni sportivo. Sarebbe bellissimo andare a Tokyo, ma sono conscio del fatto che sia estremamente complicato in virtù del limitato numero di posti disponibili. Ogni tipo di valutazione in merito è in mano ai tecnici».

La carriera di Danzi ci lascia in dote un insegnamento profondo: volere è potere. «Nella vita non bisogna mai fermarsi, convivo con questa disabilità congenita, ma per me è come se niente fosse. Non mi è mai piaciuto piangermi addosso, quindi mi sforzo di compiere tutti i gesti della mia quotidianità in autonomia, senza dover chiedere aiuti particolari. Il mito di Alex Zanardi? È un atleta straordinario, che nonostante l’età è sempre lì a giocarsi i titoli più prestigiosi. A riprova di come sia sempre la volontà a muovere tutto».