«Il football americano è uno sport unico nel suo genere: avendo ruoli molto ben definiti e specializzati, riesce a dare un ventaglio di fisicità tale  da permettere ad ogni persona di trovare la propria dimensione, dal ragazzino di 60 chili a quello che ne pesa 140». È una delle dichiarazioni di Michele Fabbrica, head coach del Redskins Verona, veronesi neocampioni italiani di football americano CIF 9, durante l’intervista dopo la vittoria contro i Briganti Napoli nella finale del Nine Bowl.

«La stagione Redskins è durata 11 mesi, abbiamo iniziato a settembre, tre allenamenti a settimana per un campionato che fondamentalmente inizia a febbraio. La vittoria è un risultato che abbiamo cercato, abbiamo lavorato moltissimo, ma non ci aspettavamo risultati così buoni» ha raccontato Fabbrica.

«Ora abbiamo bisogno davvero di un po’ di riposo – ha chiarito l’allenatore dei Pellerossa – e non per una questione fisica. I giocatori e gli allenatori consumano un sacco di energie sia a livello fisico sia sopratutto mentale. Non dimentichiamo che stiamo parlando di ragazzi che frequentano l’università, lavorano otto-nove ore al giorno e poi vengono al campo, si allenano, tornano a casa tardi e il giorno dopo sono di nuovo al lavoro e lo fanno per 11 mesi l’anno a costo zero. Anzi, pagano anche una quota di iscrizione, davvero non gli si può chiedere veramente di più di quello che già fanno.»

«Abbiamo fatto camp per i giocatori, clinic per gli allenatori, abbiamo organizzato un ottimo ritiro a Velo Veronese grazie alla collaborazione con il Comune di Velo che ci ha ospitati per un week end nella sua struttura sportiva. Un insieme di cose che ha portato non solo ad un miglioramento tecnico e tattico ma anche a responsabilizzare i giocatori, che si sono sentiti parte in causa su ogni scelta della società. Tantissime decisioni sono state prese di comune accordo con loro. E questa è anche un po’ la nostra filosofia».

La squadra nasce nel 1981 attraverso l’influenza delle caserme NATO nelle vicinanze ed è stata una delle primissime squadra a portare il football americano in Italia  La prima registrazione al campionato risale al 1982, conquistando un Silver Bowl nel 1986.  IL progetto è arrivato fino all’ottima conclusione del campionato.

A conquistare la vittoria nel Nine Bowl 2019 è il progetto senior della società, ma sono attivi anche una squadra giovanile under 19 – in collaborazione con un’altra squadra – una squadra femminile e una parte flag, cioè football senza contatto per i ragazzi sotto i 15 anni. Considerando che l’età media dei senior è di 23 anni, «Non è sbagliato dire – ha chiosato Fabbrica – che a livello societario puntiamo tantissimo sulle giovanili, il risultato di quest’anno è frutto del lavoro di giocatori che sono partiti dalle squadre giovanili e hanno 6-7 anni di football americano sulle spalle».

«Come stile e filosofia abbiamo sempre puntato a lavorare coi nostri mezzi – ha detto il coach parlando della squadra – Quest’anno per la prima volta abbiamo portato avanti una collaborazione con i Giants Bolzano che ci hanno dato in prestito alcuni giocatori della loro giovanile e si sono dimostrati degli ottimi import, aiutandoci sia a livello numerico sia con individualità molto interessanti».

«L’eventualità di salire in seconda divisione implica la necessità di rinforzare alcuni reparti e alcune particolarità del gioco che possono richiedere di dover cercare all’esterno particolari giocatori o allenatori, abituati a livelli più alti. Ci stiamo lavorando» ha spiegato Fabbrica.

Non bisogna dimenticare che nel football americano l’improvvisazione, la fantasia sono ridotti al minimo. «C’è una grossa componente tecnologica alla base – ha spiegato l’allenatore – utilizziamo dei software con cui filmiamo le partite e sopratutto gli allenamenti. Nei giorni successivi alla realizzazione, i giocatori hanno la possibilità di guardare i video con commenti e annotazioni degli allenatori. La precisione dei movimenti del football americano è paragonabile al nuoto sincronizzato, nel senso che ogni passo che fa un giocatore è legato a quello che fa il compagno davanti.»

«Al momento stiamo vagliando le prospettive future. Il sogno è di tornare a giocare un campionato di seconda divisione, ma tutto si basa sulle risorse della squadra, sulla parte societaria e sugli sponsor che credono nel progetto e di questo li ringrazieremo sempre per il loro cogliere l’occasione di dare una mano a chi vive lo sport come un sogno più che una professione. Per noi è più difficile, sopratutto arrivare ad un risultato come quello di quest’anno ha implicato degli sforzi davvero importanti per tutti, dai giocatori alla presidenza.» ha concluso con un po’ di amarezza il coach.

 

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.