Nuovo Chievo, vecchie certezze

Cesar e Obi i due pilastri ritrovati dell’undici gialloblù. Con il «Giak» out per una lesione al flessore, mister Marcolini valuta il nuovo abito da cucire addosso alla sua squadra.

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L’inizio di una nuova era. Dopo un’annata tribolata, terminata con la retrocessione nella serie Cadetta, il ChievoVerona di mister Michele Marcolini ha approcciato con rinnovate ambizioni e consapevolezze il campionato di B.

Caduta esterna – immeritata – sul campo del Perugia alla «prima», pareggio in rimonta contro l’Empoli alla «seconda» ed infine tre punti nel derby col Venezia andato in scena sabato pomeriggio: questo il climax posto in essere da Meggiorini e compagni, che ora confidano nella sfida interna di questo weekend contro il Pisa per guadagnare ulteriore credibilità in chiave titolo. Match che sicuramente vedrà la compagine gialloblù priva di Emanuele Giaccherini, a cui è stata riscontrata una lesione al flessore sinistro. Una perdita importante per il tecnico Marcolini, che con tutta probabilità dovrà fare a meno del trequartista ex Juve per alcune settimane.

Pucciarelli, Garritano e Vignato i tre in lizza per sostituire il leader clivense nel ruolo di raccordo tra centrocampo e attacco, fronte offensivo sempre più incentrato sui profili di Djordjevic e Meggiorini. Due nomi che però non sono le uniche certezze sedimentatesi recentemente in quel di Veronello. Il ritorno Cesar, guarito finalmente dai problemi alla schiena che avevano caratterizzato tutta la preparazione, al «Penzo» ha conferito serenità a tutto il pacchetto difensivo, così come la «garra» di Obi, di nuovo al centro del gioco veronese dopo una serie interminabile di malanni fisici che avevano reso credibile la sua partenza in sede di mercato estivo.

Se la Prima Squadra viaggia spedita, rinfrancata da ritrovati valori, un umore decisamente diverso anima la Primavera di mister Mandelli. Ieri è andata agli archivi la prima giornata del nuovo torneo unico nazionale, una partita inaugurale disputata contro la Roma, conclusasi con 6-3 che lascia spazio a pochi alibi.

Tempo al tempo, però. Se una rondine non fa primavera, figuriamoci novanta minuti.